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8 Marzo: il divario di genere nel cinema italiano

8 marzo, giornata internazionale della donna o giornata internazionale dei diritti delle donne, è un

giorno da sfruttare per capire quali risultati sono stati raggiunti e quelli ancora da raggiungere, e

soprattutto per ascoltare.



Vogliamo analizzare i dati su ciò che accade nel mondo del cinema in termini di divario di genere: il Primo rapporto annuale dell’Osservatorio sulla parità di genere del Ministero della Cultura si è installato il 24 novembre 2021.


Chi opera nel settore del cinema e dell’audiovisivo ha richiesto di approfondire ciò che accade all’interno proprio dell’Osservatorio, prendendo in analisi tre realtà: “Dire Fare Cambiare”, “Women in Film, Television & Media Italia” e “Alice nella Città”.


I dati disponibili dimostrano subito una chiara disuguaglianza di genere: lo studio di Women in Film, Television & Media mostra una forte disparità nella regia dei film italiani (inclusi i cortometraggi) prodotti dal 2008 al 2018. Solo il 15% dei film ha un regista di sesso femminile, con significative differenze anche tra i vari prodotti audiovisivi.


La presenza femminile è più elevata nella direzione di documentari (21%) e cortometraggi (17%) rispetto ai lungometraggi (9%). Dati simili si rivelano anche con riferimento ai film presentati ai festival internazionali.


Il report annuale “Tutti i numeri del Cinema e dell’Audiovisivo – Anno 2020” della Direzione

Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura conferma la grande sottorappresentazione femminile nella produzione audiovisiva.


Le donne nel 2020 rappresentano il 18% dei registi di documentari, valore che scende all’11% nella produzione di film (al netto dei cortometraggi). La ricerca condotta dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e dalla Direzione generale Cinema e Audiovisivo del Mic sulla parità di genere permette di avere una prima rivelazione dell’evoluzione della presenza femminile nel settore e di fare un punto sugli equilibri e sugli squilibri di genere nell’ambito di dieci specifiche professioni. In primo luogo, notiamo uno sbilanciamento a favore delle donne nei settori tradizionalmente a prevalenza femminile, come trucco e costumi, nell’arco di tempo considerato (2017-2021).


Anche nelle professioni connesse alla scenografia le donne hanno raggiunto negli anni una posizione paritaria. Resta un forte sbilanciamento a favore degli uomini in tutte le altre professioni, con livelli di presenza femminile molto disomogeneo e che, nel 2021, si aggirano intorno al 25%: nella sceneggiatura (23%), nel montaggio (27%) e nella produzione (26%) a valori ancora più bassi nelle professioni connesse alla regia (19%), alle musiche (16%) e alla fotografia (10%).


Altro elemento interessante che la ricerca mette in evidenza è la disparità nelle retribuzioni. Le donne sono pagate mediamente meno dei loro colleghi nei vari gruppi professionali. Nell’attività autoriali, di Direzione o Sceneggiatura, infatti, le donne non solo sono poco numerose, ma hanno anche mediamente una retribuzione media per giornata lavorativa più bassa di quella dei loro colleghi.


Spunti di riflessione li ha anche lo studio commissionato dalla Rai e i cui risultati sono riportati nel report di “monitoraggio sulla rappresentazione della figura femminile, sulla capacità di garantire il pluralismo di temi, soggetti e linguaggio e contribuire alla creazione di coesione sociale nella programmazione Rai trasmesso nell’anno 2021”. Anche in questo caso emergono segnali meritevoli di attenzione: si nota una sottorappresentazione femminile in tutte le tipologie di programmi televisivi.


La presenza femminile raggiunge il 40% solo nei programmi di intrattenimento e nelle fiction di produzione RAI, mentre si ferma ad appena il 15,8% nei programmi sportivi. Come ricavato dai dati presenti nel Rapporto, su 100 ruoli narrativi centrali o rilevanti solo il 38,2% viene ricoperto da donne: per la precisone il 47,1% nei ruoli centrali e il 36,5% nei ruoli rilevanti.


La presenza femminile domina all’interno dei ruoli femminili tradizionali, legati alla famiglia e alla funzione di caregiver. Al contrato le donne continuano invece ad essere fortemente sottorappresentate in tutta una serie di ruoli professionali, come nelle figure ingegneristiche (20,4%), imprenditoriale (19,5%), istituzionale (19,4%).


Il divario di genere all’interno del cinema, ma come in tutto il mondo dell’arte, ha molteplici fattori: stereotipi, credenze, tradizioni. L’mportante è impegnarsi costantemente per una pari rappresentazione, non solo sullo schermo, ma anche dietro le quinte: dare uguali opportunità in ruoli di responsabilità a donne e uomini, fornire spazio necessario per l’affermazione delle donne, andando quindi a colmare quel divario che non si può più tollerare, superare e operare in modo da sradicare gli stereotipi che costringono le donne ad essere relegate sempre in ruoli marginali o tradizionali.



murph.magazine di Silvia Santoro

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