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Apocalypse Now: attualizzare l'orrore

I classici sono tali perché sono universali: una dimensione che nasce proprio a partire dalla loro genesi e dalla loro costruzione. La loro universalità è in grado di attraversare spazio e tempo, affinché i messaggi che veicolano possano essere applicati ed estesi ad altre storie e narrazioni.



L’avidità dell’uomo, il male, la follia e l’irrazionalità non sono di certo topoi nuovi, e non lo erano di certo per Joseph Conrad. Ma l’elemento di novità in Cuore di Tenebra è la denuncia e l’applicazione di queste tematiche al colonialismo, considerato l’estensione dei mali e dell’anima corrotta dell’uomo.


Il percorso di Marlow lungo il fiume Congo verso il cuore della colonia belga consente al lettore di entrare in contatto diretto con una pratica che all’epoca non solo era largamente accettata, ma anche condivisa e incoraggiata in tutto l’Occidente.


Facendo luce sull’avidità e sulle atrocità commesse in nome della supremazia bianca, Conrad apre un dibattito sui gradi di orrore che permeano la società occidentale: fino a che punto siamo totalmente desensibilizzati alla violenza? Serve davvero arrivare ad un punto di non ritorno - qui rappresentato da Kurtz - per condannare le atrocità?


in foto Joseph Conrad


Decostruzione e messa in discussione dei presunti valori occidentali sono centrali anche per Francis Ford Coppola che quasi un secolo dopo dimostra più che mai l’attualità delle pagine di Conrad. Apocalypse Now racconta l’orrore, lo rende contemporaneo: piegando un classico dona alla storia del cinema una lucida narrazione sulla guerra e sulla cronaca del tempo.


Colonialismo e imperialismo sono due lati della stessa medaglia, l’uno la prosecuzione dell’altro e il tentativo di imporre una serie di princìpi morali falsati sotto la maschera del suprematismo occidentale.


E così Marlow non è più un marinaio, ma diventa il comandante Willard, che discende nelle tenebre, tra le acque torbide del Vietnam: è osservatore esterno e allo stesso tempo partecipe del sistema. Kurtz, ex-ufficiale dalla brillante carriera militare, è l’emblema dei mali dell’imperialismo: una figura tanto ambigua quanto infima, indecifrabile perché non sta dalla parte dei colonizzatori ma nemmeno da quella dei colonizzati.



Allo stesso modo, però, nella sua venerazione e nel suo essere considerato pari ad un semi-dio, qual è la diversità rispetto agli altri americani che vogliono imporre politiche economiche e sociali? Le pratiche dell’ex-ufficiale sono ampiamente criticate dagli alti ranghi dell’esercito, ma cosa le differenzia dai bombardamenti a tappeto sui civili e dal napalm tanto amato dal tenente colonnello Kilgore?


L’orrore, l’ultima parola che Kurtz pronuncia spirando, impregna ormai tutto l’esercito statunitense, lo getta in un vortice di follia e desensibilizzazione in cui si perde ogni forma di innocenza e sanità, come nei casi dell’appena diciassettenne Clean e del surfista Lance.


Il pensiero di essere portatori di morte e distruzione viene allontanato solo dai falsi miti dell’America, che fungono da palliativo per alienare le menti fragili dei soldati semplici: il capitalismo e la mercificazione del corpo femminile, le droghe e la musica dell’epoca che risuona stridente e martellante.



La gioventù è bruciata, svanisce tra i fumi del Vietnam e perde la sua freschezza e il suo candore: nelle menti dei soldati si fa pian piano strada la consapevolezza di non essere dal lato giusto della storia, ma di aver portato l’inferno sulla Terra, l’“apocalisse, adesso”.


Ciò è ben esplicitato dal personaggio di Chef, che è parte di una guerra che non vuole combattere, di un pezzo di storia più grande di lui che sembra fagocitarlo.


L’anello di congiunzione tra Conrad e Coppola è rappresentato dalla scena ambientata nella piantagione francese presente nella versione Redux del film: il collasso del colonialismo francese è evidente, così come i parallelismi tra le pratiche coloniali europee e quelle imperialiste americane.



I proprietari francesi reclamano terre su cui non hanno alcun diritto, le considerano casa propria solo sulla base di una presunta legittimità: risulta evidente e straniante l’anacronismo di certe affermazioni, che non fanno altro che gettare ancor più nel dilemma morale Willard.


Ma non solo: la guerra del Vietnam è la plastica conseguenza di una politica imperialista degli USA che puntava ad eliminare il dominio francese in Indocina per sostituirlo con la propria sfera di influenza.


Kurtz è il culmine, la conseguenza di un male endemico spogliato dai burocratismi, che sfugge dal controllo delle gerarchie militari americane e dei commercianti coloniali in Congo, ma ne replica pratiche e barbarie.



Il classico assume contorni facilmente estendibili a odierne situazioni di soprusi e violenza, proprio in virtù della sua universalità. Attualizziamo l’orrore anche all'oggi: proteste di massa, massacri sulla popolazione civile inerme ed indifesa, tentativi di colonizzazione e sostituzione etnica.


E così non ci risulta difficile osservare come Conrad a fine ‘800 ha tradotto sull’inchiostro un concetto ancora terribilmente attuale. Una lezione che anche Martin Scorsese esplicita nel suo Killers of the Flower Moon: a volte l’arte è l'unico modo per denunciare l’orrore, ma è al contempo una forma di intrattenimento che beneficia delle sofferenze veramente subite dagli innocenti, una testimonianza della sua potenza, ma anche dei suoi limiti.



@murph.magazine di Carola Crippa

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