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Cara Disney, ancora la stessa storia?

Continua la serie dei sfortunati remake live action dei classici Disney, tra le mille polemiche ci sorge spontanea una considerazione: perché non puntare su storie originali nuove?

Il Walt Disney Park a Parigi


Ultimamente si è creato un nuovo binomio Disney-polemiche, a causa di scelte discutibili e dichiarazioni che invece che appianare i diverbi non hanno fatto altro che alimentarle. Alcune notizie che hanno acceso gli animi in questi ultimi anni sono state la scelta di scritturare Halle Bailey, come Ariel del live action La Sirenetta e Rachel Zegler, come Biancaneve nel nuovo ed ennesimo live action sulla principessa. In entrambi i casi le critiche sono arrivate per la poca somiglianza tra le principesse dei classici animati e le attrici scelte per interpretarle.


Rachel Zegler è la nuova Biancaneve


Nel primo caso, la Disney ha scelto le parole sbagliate per cercare di spegnere le lamentele sulla scelta del cast, mettendo il punto sul fatto che le sirene non esistono e che quindi possono avere qualunque personificazione, cadendo così nel politically correct spiccio, invece di evidenziare che, tra le tante attrici che hanno fatto l’audizione per il ruolo, Bailey si è rivelata la migliore.

Il caso di Biancaneve, invece, ha un discorso è più complesso.


Dopo che sono state rese pubbliche le prime immagini dal set del nuovo live action, non sono mancate le polemiche per la scelta di un’attrice che, seppur di talento, non è proprio adatta a interpretare la pallida principessa Disney. L’attrice ha risposto alle polemiche, dichiarando che si sente parte di un cambiamento che aprirà più porte alle attrici latine, che non hanno mai potuto aspirare ad interpretare determinati ruoli iconici. Altra polemica intorno a questa produzione ha riguardato il ruolo dei nani: infatti Peter Dinklage si è espresso aspramente contro l’idea stereotipata del nano, “costringendo” la produzione a cambiare i 7 amici di Biancaneve con delle creature non ben precisate.



Una scena tratta da Encanto del 2021


Sono evidenti tutti gli sforzi che la Disney sta mettendo in atto pur di essere più attuale, rendendosi più inclusiva e portando sugli schermi tematiche più moderne. Con i film d’animazione sembra essere sulla buona strada, basti pensare a Encanto che porta sullo schermo una storia colombiana che si allontana dallo stereotipo del paese dove i cartelli della droga dettano legge; o Red, dove per la prima volta si parla apertamente di pubertà e di mestruazioni senza filtri e sottintesi. Che poi siano dei film apprezzati dal pubblico o meno è un altro discorso, ma è ammirabile questa nuova apertura e ricerca di essere più in linea con i temi cari delle nuove generazioni.



Non è stravolgendo le favole classiche che si porta nuova linfa vitale, ma cercando in altre culture e in altri contesti nuove storie da raccontare, che siano leggende o favole poco note. Perché oltre alle polemiche inutili, il rischio è di risultare noiosi e poco originali.

È vero che certi topoi letterari sono comuni in diverse culture anche molto distanti tra loro, basti pensare che Cenerentola ha una “cugina” in Egitto, con la scarpina di seta rossa. Basterebbe portare sullo schermo questa versione, piuttosto che trasformare l’immagine della principessa con i lunghi capelli biondi, sostituita da un’attrice asiatica pur di segnare la casellina “inclusività”.



@riproduzioneriservata di Livia Rivolta

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