top of page

Caro Zack, se solo fossi meno Snyder...

In un 2023 segnato dal Barbienheimer e dai grandi autori, Rebel Moon - Parte 1: figlia del fuoco sancisce il ritorno dello Zack Snyder colpisce ancora. Il punto è comprendere se questo ritorno

coincida con una nuova speranza.


Zack Snyder sul red carpet di Rebel Moon. CREDIT: Getty


L’uscita del nuovo film però sembra dimostrare a partire dalle premesse produttive che ancora una volta, dotato di massima libertà e di realizzare il proprio Star Wars, Snyder si è scontrato con quello che in molti hanno (severamente? giustamente?) tacciato come delirio di onnipotenza ed egomania. Urge da subito una precisazione.


Snyder ha questa pretesa di essere infallibile e di non dover mutare la propria direzione creativa, ma proprio per questo ha una poetica ed un’estetica riconoscibile e che in taluni progetti non è eccessivamente ingombrante rispetto alla scrittura. Un film come Watchmen, oltre ai famosi titoli iniziali con lo smile macchiato di sangue, merita di essere citato nel panorama del cinefumetto come un qualcosa di anticipatorio rispetto al nascente metodo Marvel di fare quel genere di cinema.


Per quanto criticato, lo stesso Sucker Punch, nella sua tematica femminista e nell’estremo citazionismo, aveva un potenziale. I dolori sorgono quando Snyder non è riuscito a comprendere la materia affidatagli e, purtroppo per un drammatico evento extra cinematografico, non è riuscito a completare il suo grande disegno per la Justice League. Sostituito da Joss Whedon in corso d’opera, Zack ha goduto del supporto inaspettato dei fan che bersagliando i social hanno ottenuto la tanto desiderata Zack Snyder’s Justice League.



Una director’s cut assemblata, anche in modo raffazzonato, comunque con tanto cuore, che ha provato a insinuare il dubbio su quel che poteva essere ma che non sarebbe mai stato. L’universo DC è resettato e quanto fatto negli ultimi dieci anni viene ancora vissuto come un peso ingombrante dal quale liberarsi.


A scommettere nuovamente sulla visione del regista è Netflix che annusa l’occasione di creare qualcosa di nuovo, di successo, di futuribile, affidando pieni poteri ad una sola persona. Che dire, il nuovo “universo” zombie di Army of the Dead è autoesplicativo, nel senso che è già morto.


Eppure, il colosso streaming, a caccia di contenuti, di modi per rimpinguare ancora di più il catalogo, non demorde e, convinto con vampiresche tecniche di compulsione (così vogliamo credere), concede sempre a Snyder di dare sfogo a tutta la sua mania di grandezza e di creare un giocattolone che, a dover di cronaca, è stato rimpallato dalla Lucasfilm.



Questo perché dire che Rebel Moon è una copia carbone di Guerre Stellari è un dato di fatto, con l'aggiunta di tutte le altre influenze sci-fi e fantasy del regista che realizza il suo “capolavoro” produttivo.


Troppo facile sarebbe stato accontentarsi di realizzare un progetto tanto agognato, infatti questo film parte con l’idea di essere suddiviso in due parti e perché no, di creare già a tavolino un franchise. Non è una novità nel cinema contemporaneo, ma proprio per questo è evidente in più casi (Dark Universe per citarne uno) quanto sia sbagliato fare il passo più lungo della gamba.


Appurata questa ovvietà, Snyder non si accontenta e realizza una doppia versione estesa e dal rating più alto, passando da PG13 a PG17 senza censure. In pratica è come se esistessero quattro film diversi, da vedere a seconda della disposizione degli astri.



Quale sarebbe il problema? Tutto il progetto Rebel Moon denota il grande limite di Zack Snyder: non saper controllare e gestire le proprie idee, motivo per cui solitamente i produttori hanno un ruolo spesso determinante, in questo caso di mero finanziatore. Poi come sappiamo è il pubblico ed ancor più il tempo a dare ragione quando si parla di cinema ma proprio perché ammiriamo la tenacia ed una controversa autorialità... Caro Zack, se fossi solo meno Snyder.



@riproduzioneriservata di Andrea Diamante

23 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti

Commentaires


bottom of page