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Che peccato Sanremo

Per non pochi è sorto un dubbio più che lecito: perché mamma Rai non ha mai accennato al film C’è ancora domani di Paola Cortellesi e nemmeno a Io Capitano di Matteo Garrone? Il primo è un fenomeno per numeri e botteghino, il secondo compare nella cinquina finale della sezione miglior film internazionale agli Oscar. Ma non è solo questo, c’è di più.



Questi due film nell’attuale contesto sociale sono importanti. Partiamo dal film diretto dalla Cortellesi: è calzante, soprattutto in periodo storico segnato dalla necessità di dover approfondire, parlare, discutere sulla tematica di genere. La pellicola, attraverso una narrazione agrodolce e ricca di profondità, riesce a mettere in luce la realtà storica della condizione femminile in Italia, promuovendo una maggiore empatia e consapevolezza nei confronti delle esperienze delle donne. Io Capitano racconta con straordinaria delicatezza la difficile realtà della vita dei migranti, abbatte l’alienazione dallo schermo e riesce a far immedesimare lo spettatore nei panni dei protagonisti, facendo capire l’orrida esperienza che queste persone sono costrette ad affrontare.




Date le considerazioni, snobbare totalmente coloro che stanno portando in alto in nome del cinema italiano appare agli occhi di molti inspiegabile. Ma c’è di più, i due film che citati sono perfettamente riconducibili a diverse canzoni in gara della kermesse. Pensiamo ad “Onda Alta” di Dargen D’Amico. Una canzone ossimorica, poiché composta da un ritmo incalzante e allo stesso tempo da un testo impegnato, satirico che denuncia la pericolosità delle precarie imbarcazioni sul Mar Mediterraneo.


Quindi, è direttamente riconducibile al film Io Capitano, trattando le stesse tematiche. Emblematico è il ritornello, il nostro cervello non può che direttamente non collegarlo al film candidato agli Oscar:


“Senti il brivido, ti ho deluso, lo so Siamo più dei salvagenti sulla barca Sta arrivando, sta arrivando l'onda alta Non ci resta che pregare finché passa”


Dargen D'Amico fotografato per GQ


Vorrei citare un secondo parallelismo tra il film di Garrone e “Casa mia” di Ghali, nello specifico:

“Casa mia, casa tua,Che differenza c’è? Non c’è Ma qual è casa miaMa qual è casa tua Dal cielo è uguale, giuro”


Garrone come Ghali osserva il mondo da un punto di vista “altro” rispetto alla consuetudine. Se ci distanziamo un attimo dalla frenesia del mondo e osserviamo da spettatore il pianeta Terra, ci rendiamo conto che siamo tutti sotto lo stesso cielo, siamo tutti uguali nella nostra unicità.


Ghali durante l'esibizione della sua "Casa Mia" al festival di Sanremo


L’intendo di Garrone è proprio questo far vivere ad ognuno di noi le sofferenze di chi compie il viaggio della speranza nel Mediterraneo, immedesimarsi in quell’atroce esperienza: siamo uguali, abbiamo le stesse emozioni, sensazioni, speranze e sogni.


Spostiamo ora l’attenzione su un altro parallelismo: tra il film C'è ancora domani e la canzone “Mariposa” di Fiorella Mannoia. Rileva una connessione profonda tra due opere artistiche che affrontano la complessità della femminilità e dell'identità femminile.


Entrambi i lavori trasmettono un senso di universalità nella loro rappresentazione della femminilità, evidenziando le molteplici sfaccettature e la ricchezza di esperienze che ogni donna porta con sé. Così come la canzone di Mannoia si riferisce non solo alla sua vita, ma a quella di tutte le donne, il film di Paola Cortellesi offre uno sguardo penetrante sulla condizione femminile, che va oltre il singolo personaggio per abbracciare un'intera esperienza collettiva. Il verso:

"Mi chiamano con tutti i nomi Tutti quelli che mi hanno dato E nel profondo sono libera"

risuona fortemente con le esperienze dei personaggi femminili del film.



Anche se etichettate e definite dagli altri, queste donne trovano una liberazione interiore che va oltre le restrizioni esterne imposte loro dalla società. Hanno una consapevolezza della propria identità e una forza interiore che permette loro di resistere alle pressioni esterne e di rivendicare la propria dignità e libertà.


In definitiva, sia C'è ancora domani che "Mariposa" esplorano la complessità e la bellezza della femminilità in tutte le sue sfumature, offrendo un'opportunità di riflessione e di riconoscimento delle esperienze e dei diritti delle donne.


È un peccato che, nonostante l'importanza e il successo dei due film nel 2023, non siano stati dati spazio e considerazione. Questi lavori cinematografici non solo hanno contribuito a elevare la reputazione del cinema italiano, ma hanno anche affrontato tematiche rilevanti e attuali, le quali sono state proposte dalle canzoni in gara.


Il fatto che la Rai abbia privilegiato alcune delle proprie produzioni è comprensibile, ma avrebbe potuto essere opportuno almeno menzionare e valorizzare tali film, contribuendo così alla diversità e alla ricchezza del panorama cinematografico nazionale.


Questo episodio sottolinea l'importanza di dare visibilità e sostegno anche alle opere e agli autori della nuova onda del cinema italiano, e solleva la domanda: perché non concedere l'opportunità a due rappresentanti di questa nuova ondata di partecipare al festival più seguito in Italia?



@murph.magazine di Alessia Passarelli

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