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Come abbiamo iniziato a sentire? (Al cinema)

Damien Chazelle con il film Babylon ha riportato sul grande schermo uno dei passaggi più importanti e rivoluzionari dal punto di vista tecnologico della storia del cinema: l’avvento del sonoro. Come si vede nel film però non è stato fin da subito semplice ed immediato accettare e comprendere come usare questa nuova tecnologia. Per questo ne ripercorriamo brevemente le tappe e le difficoltà incontrate.


Una scena dal film "City Lights" di Charlie Chaplin


C’è prima di tutto una cosa da sottolineare: il cinema era sì muto ma non silenzioso! L’esperienza della proiezione in sala anzi era accompagnata a seconda della dimensione di essa da musicisti che suonavano le basi dal vivo, imbonitori che raccontavano la storia e leggevano le didascalie per gli analfabeti e, purtroppo come avviene ancora oggi, il pubblico commentava ad alta voce il film. Insomma, si assisteva a una pubblica performance.

Nell’ottobre del 1927 esce nelle sale “The jazz singer”, una sconvolgente novità che per convenzione segna la nascita del cinema sonoro. Come tutte le novità che si registrano in campo cinematografico è ancora un ibrido fortemente legato all’estetica del cinema muto: ci sono ancora le didascalie, di sonoro c’è solo la colonna sonora. L’unica battuta che si sente nel film è a dir poco profetica “Aspettate un minuto! Non avete ancora sentito niente!”. [“Wait a minute! You ain’t heard nothing yet!”] https://youtu.be/22NQuPrwbHA


Una scena dal film "The Jazz Singer"

Pochi mesi dopo, nel ’28, uscì il primo film interamente parlato: “Lights of New York” di Bryan Foy. Ancora una battuta del film pone l’accento sul suono: nella scena iniziale il protagonista rientra a casa e infastidito dalla musica urla di spegnere la musica, in qualche modo sottolineando di essere un film diverso dal “Cantante di jazz”, poiché in questo film è più importante il parlato e non la musica.

Già prima dell’ottobre 1927 ci furono diversi esperimenti di sincronizzazione, di norma basati sulla regolazione con lo scorrimento delle immagini in pellicola con la riproduzione dei dischi fonografici. Già nel ’23 venne registrato il brevetto per una tecnologia che permettesse di registrare il suono direttamente su pellicola, il Phonofilm.


Il passaggio definitivo al sonoro avviene a cavallo della crisi del ’29: in questa fase i film venivano distribuiti sia nella versione muta che sonora poiché, a causa della mancanza di liquidità, non tutti i cinema furono in grado di investire subito per acquistare gli impianti necessari per proiettare film sonori. A differenza di quello che possiamo immaginare il passaggio completo dal muto al sonoro non è stato per nulla immediato e, anzi, fu un periodo di transizione che richiese anni e fu diversa da paese a paese.


Margot Robbie in una scena di Babylon

Il sonoro se da una parte è stata una rivoluzione dall’altra ha reso più complicata la realizzazione dei film e la loro distribuzione. Prima per distribuire all’estero i film bastava solo sostituire le didascalie con le traduzioni; col sonoro inizialmente non si poteva far altro che girare la stessa scena usando attori diversi a seconda della lingua. Per fortuna nel ’31 viene introdotta la tecnica del mixaggio che ha reso possibile doppiare le scene.


Ci sono stati casi in cui gli stessi attori recitavano più volte la stessa scena in lingue diverse. Un esempio è il duo comico Stanlio e Ollio che nel ’29 per facilitare la distribuzione delle loro pellicole girarono le scene in 5 lingue, compreso l’italiano. Inevitabilmente la pronuncia e dizione delle parole era scorretta ma al pubblico italiano piacque molto la pronuncia inglesizzata, al punto che venne mantenuta anche con l’avvento del doppiaggio.


Anche il set inevitabilmente cambia: dal set all’aperto si passa ai teatri di posa dov’ era possibile montare i microfoni che però erano grossi, statici e non direzionali, pertanto una volta posizionato non era immediato e pratico spostarli. Gli attori dovevano fermarsi in punti precisi della scena e parlare nella direzione giusta per poter essere registrati dal microfono, col rischio di rendere l’interpretazione meno spontanea e rigida. Dal momento che non era possibile aggiungere in fase di montaggio rumori, musiche e battute dovevano essere registrati contemporaneamente sul set. Un suono fuori posto poteva compromettere l’intera scena.


Joan Bennett e Warner Baxter in una scena di Vogues 1938

Un altro aspetto inizialmente viene sacrificato in questa fase iniziale: il montaggio. Per mantenere l’effetto di continuità sonora, erano costretti a limitare gli stacchi di montaggio, rinunciando alla libertà stilistica che caratterizzò l’età dell’oro del cinema muto. Per ovviare a questo problema cominciarono a girare con tre macchine da presa contemporaneamente. Nonostante ciò, per un po’ dovettero rinunciare a movimenti di macchina particolari, per queste ragioni i primi film sonori appaiono più statici e meno dinamici di molti film degli anni ’20.

Per molti divi del muto il sonoro segnò la fine della loro carriera: non dovendo usare la loro voce non impararono mai la dizione né a modularla in modo che fosse gradevole. Altri invece per anni si sono rifiutati di “parlare” nei propri film, come Chaplin che parlò per la prima volta ne “Il grande dittatore” del ’41.


Charlie Chaplin in una scena de Il Grande Dittatore


Dopo aver imparato come recitare con la voce, gli attori ebbero bisogno di battute da pronunciare: servì un nuovo modo di scrivere i film. I primi tentativi furono goffi e oggetto di parodie in film come “Cantando sotto la pioggia” e lo stesso “Babylon”. Per fortuna in pochi anni la stesura di sceneggiature diventò una pratica raffinata, destinata a regalarci citazioni e monologhi scolpiti per sempre nei nostri cuori.


FUN FACT: potrebbe sorprendervi che ancora oggi, seppur pochi, vengono girati film muti: nell’epoca del sonoro sono stati girati ben 19 film muti o prevalentemente tali. Tra questi The artist del 2011 che ha vinto 5 Oscar e L’ultima follia di Mel Brooks nel quale l’unica battuta del film viene pronunciata dal mimo Marcel Marceau.



@riproduzioneriservata di Livia Rivolta

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