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Dopo Barbie, c’è Povere creature!: perché siamo così ossessionati da personaggi “doll-like”?

Se vi è capitato in questi giorni di leggere qualche recensione o commento sul nuovo capolavoro di Yorgos Lanthimos, Povere creature!, vi sarà sicuramente capitato di imbattervi in qualcuno che, fra i vari elogi alla regia o alla performance di Emma Stone, ha ironicamente paragonato l’eccentrica protagonista Bella Baxter ad una versione “alt” di Barbie.



In effetti, per quanto Bella non sia una bambola, sono molte le similitudini fra le due, partendo dai movimenti e dal modo di fare, dal viaggio alla scoperta del mondo e di cosa vuol dire essere umani fino al rapporto con il loro “creatore” e alla ricerca di indipendenza.


Addirittura, è molto più facile vedere in Povere creature! similitudini tematiche con Barbie che non con l’ispiratore Frankenstein. La celeberrima creatura dell’omonimo dottore, per quanto sia evidente che abbia ispirato la creazione (in tutti i sensi) del personaggio di Bella, non condivide con lei quasi nient’altro.


Non c’è per lui una crescita e non c’è lieto fine, ma rimane un simbolo del diverso, dell’abominio, e un monito agli uomini che pensano di poter sfidare la natura, al punto che è molto più facile riferirsi a lui come “mostro” piuttosto che “creatura”.


Boris Karloff nel Frankenstein del 1931


Bella, invece, non è mai un mostro, nemmeno agli inizi della sua storia, quando comunque è difficile percepirla come un normale essere umano. Non incute paura ma addirittura, come il bambino di cui porta il cervello, è ingenua e facilmente manipolabile da chi vuole usarla.


Insomma, Bella Baxter non sarà fatta di plastica, ma non sarebbe così azzardato definirla comunque una sorta di bambola (considerando che è stata letteralmente costruita da qualcuno per uno scopo), proprio nella maniera in cui Barbie stereotipo lo è quando il film si apre a Barbieland.


E Bella, proprio come Barbie, una volta scoperta la verità sulla propria esistenza ha comunque deciso di ribellarsi e di decidere in modo autonomo la propria vita, intraprendendo un percorso di formazione che le porterà, alla fine, al raggiungimento della condizione di umanità che desideravano. E questa idea di percorso di formazione sui generis di due personaggi assolutamente eccentrici è stata, a quanto pare, particolarmente apprezzata dal pubblico in questo 2023.


Emma Stone durante la ripresa di una scena


Ma come mai troviamo così interessanti le storie di questi personaggi “doll-like”, che nell’ultimo anno hanno fatto così scalpore? Da un lato, l’idea di un oggetto inanimato cui viene concessa la vita e che deve affrontare un percorso di crescita per guadagnarsi l’umanità come premio finale, non è nuova.


E se questa descrizione ti ha fatto venire in mente Pinocchio, che sia il romanzo per ragazzi di Collodi o il film della Disney, la risposta è esatta. Il fatto che Pinocchio impari a comportarsi bene per diventare un bambino vero insegna ai bambini che devono comportarsi bene e rispettare le regole, ma a livello più profondo mostra come il requisito per essere considerati delle “persone vere” sia quello di rispettare delle regole sociali, quelle che si imparano quando si esce dall’infanzia per entrare nell’età adulta e senza le quali non ci si può davvero ritenere parte della società.


E il viaggio di Pinocchio che da piccoli ci aveva tanto appassionato, lo abbiamo rivisto adesso sul grande schermo con Bella e Barbie, le quali, appena lasciata la protezione della casa di Godwin e Barbieland (i luoghi designati per loro dai loro rispettivi creatori), per affrontare invece il mondo reale, si sono trovate ad affrontare situazioni e dinamiche che non conoscevano e per cui non erano preparate, per cui sono state percepite come “diverse”, perché ignare di come funziona davvero il mondo, specialmente nei confronti delle donne.


Margot Robbie in un frame dal film.


E la cosa è evidenziata dai loro movimenti, discordanti e stridenti, in contrasto con la fluidità di movimento propria di qualcuno a suo agio con la pelle che si trova ad abitare. Tuttavia, sia Povere creature! che Barbie sono la creazione di un’epoca che sta mettendo sempre più in discussione le regole sociali, ribellandosi contro quelle considerate sbagliate.


E lo stesso fanno sia Bella che Barbie, che non vogliono passivamente accettare quello che la società impone e preferiscono mantenere la loro indipendenza. E entrambe riescono ad ottenere il loro “lieto fine”, ritagliandosi un proprio ruolo all’interno di una società ostile ma senza piegarsi a quello pensato da altri per loro.


E lo fanno in maniera diversa, perché in realtà i loro percorsi di crescita le portano a vivere situazioni molto diverse. L’esempio più lampante è il modo in cui le due vivono la loro sessualità; mentre Barbie non solo non ha i genitali, ma rifiuta ogni tipo di relazione romantica con Ken perché preferisce concentrarsi su di sé, sulle sue amicizie e sulla sua vita, Bella Baxter vive la propria indipendenza attraverso la sua sessualità sfrenata, che diventa una delle manifestazioni della curiosità del suo personaggio e un’aperta sfida ai tabù sociali di cui ella semplicemente non vede il senso.


Yorgos Lanthimos ed Emma Stone sul set.


Addirittura, per quella stessa curiosità, Bella accetta l’idea del matrimonio come modo per conoscere sé stessa, decidendo poi di uscirne quando non si sente soddisfatta, laddove invece nella sua stessa “vita precedente” non aveva visto altra via d’uscita al suo oppressivo ruolo di moglie di un uomo abusivo, se non quella di uccidersi.


Quindi, la risposta alla domanda sul perché quest’anno abbiamo apprezzato così tanto questi due personaggi è che in Bella Baxter e in Barbie abbiamo visto l’idea di una vita senza la necessità di conformarsi a norme sociali imposte dall’altro, a tabù e ad aspettative. Abbiamo visto la catartica realizzazione che è possibile vivere la vita alle proprie condizioni e soprattutto che non esiste un modo giusto o sbagliato di vivere, purché sia alle proprie condizioni.



@murph.magazine di Martina Marrone

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