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Essere o apparire: Tashi Duncan e il potere dell’abito.

Tashi Duncan (Zendaya) ha una passione (ossessione?) per il tennis, che straripa in tutte le altre aree della sua vita, relazioni comprese. Quando però proprio ciò su cui basa la maggior parte della sua esistenza e della sua carriera le viene sottratto, l’unico motore che le rimane per continuare a spingersi oltre, la sua brama più viscerale che prima celava rivestendola con l’involucro del tennis, è il potere.


Ne abbiamo prova nelle scelte che lei compie durante il corso della storia, nelle sue risposte abrasive e nei suoi sguardi accigliati. Ma Tashi fa uso, a volte consapevole altre meno, anche di un altro mezzo per esprimere ciò che è o ciò che desidera dare l’idea di essere: l’abbigliamento.

Dell’importanza della moda in Challengers se ne è parlato già molto, dalla scelta di Jonathan Anderson, direttore creativo di Loewe, come costume designer del film, all’iconica t-shirt “I told ya”, indossata sia da Patrick (Josh O’Connor) che da Tashi.



Guadagnino e Anderson hanno compreso l’importanza del vestiario come mezzo per caratterizzare i personaggi e comunicarci la loro personalità e le loro intenzioni anche attraverso le loro scelte estetiche e lo hanno dimostrato nella cura e nella meticolosità con cui sono stati ideati i costumi dei personaggi nei diversi piani temporali.




Se subito salta all’occhio il contrasto tra lo stile pulito, giovanile ma sempre ordinato, da “semplice bravo ragazzo” di Art (Mike Faist) con quello più trasandato, quasi noncurante e spesso ordinario di Patrick, è in Tashi che possiamo osservare in modo ancora più evidente come i suoi capi tendano a rispecchiare la realtà o, ancora meglio, a simulare quella da lei desiderata.



All’inizio, Duncan è una stella nascente, un vero prodigio del tennis che tiene comunque alla propria educazione, prossima all’inizio del college. Viene scelta come ambassador di Adidas, brand che da sempre sceglie figure sportive con storie di riscatto da proporre come modelli, soprattutto per le generazioni più giovani.


Tashi è sicura di sé, seducente, enigmatica. Sa di essere bella, brava e promettente e non ha bisogno di dare ulteriore dimostrazione di questo tramite la sua immagine. Alla festa, indossa un abito blu con dei sandali neri con tacco: risulta elegante e decisa, ma senza alcun desiderio di mostrare più della sua età.


Anche quando raggiunge i due nella camera di albergo, nulla del suo outfit fa pensare a una riflessione sul modo in cui appare: ciò che lei è e il modo in cui si presenta coincidono con lo status da lei desiderato, senza che siano necessari ulteriori sforzi, e ne è consapevole.



Al college, nella scena in cui pranza con Art per poi litigare con lui, di nuovo la vediamo in abiti sportivi, semplici (ecco che fa la sua apparizione LA t-shirt). Poi, l’infortunio, ed è da questo momento che l’immagine di Tashi inizia a mutare. Fuori dal campo, ha acquisito un look più maturo, mai sfarzoso ma sempre raffinato, comunque seducente ma stavolta non dato dalla sua giovinezza e fama, bensì dal suo potere.


Un potere economico e sociale, per via della carriera del marito, ed emotivo, per via dell’ascendente che lei è capace di avere su di lui e su Patrick. All’appuntamento con Art indossa un vestitino con dei sandali alti a zeppa, e anche quando i due sono sposati da anni, nelle loro scene più intime, comunque Tashi porta pigiami sensuali ed eleganti, in seta, accappatoi dell’albergo, look curati perfino nei momenti di quotidianità e comfort.


Con Patrick accade l’opposto: nell’unica scena in cui li vediamo mentre stanno insieme, Tashi indossa un completo intimo non abbinato, che copre poi con una tenuta sportiva. Nella scena in cui i due si incontrano fuori dall’albergo per parlare, lei è vestita con un maglione largo, dei pantaloni e delle decolleté nere.



Al loro appuntamento ad Atlanta, all’insaputa di Art, di nuovo una camicia larga e dei pantaloni. E poi, in una delle scene finali del film, quando Tashi sale in macchina di Patrick, prima di scendere indossa una t-shirt sopra al fine pigiama.


Queste scelte di abito possono avere due significati ambivalenti: sono sia lo specchio della persona con cui lei si trova in quel momento, dunque un look più curato per Art e uno più disimpegnato per Patrick, sia rappresentano il livello di potere che Tashi ritiene di detenere su di loro.


Se con il marito infatti lei mantiene questa immagine di sé curata, raffinata, che si riflette anche nel suo modo di interagire con lui, sempre controllato anche nella rabbia, profondamente subdolo e manipolatorio, con Patrick, di nuovo, è l’esatto contrario: Patrick non la asseconda con la stessa facilità di Art, le tiene testa, infrange la sua facciata distaccata e la “spoglia” dei suoi meccanismi infidi, come vediamo nella loro lite che precede l’infortunio e come osserviamo nella poca ricercatezza delle scelte di look di Tashi nei momenti in cui è con lui.



Si potrebbe aggiungere inoltre che l’immagine di Art, sponsorizzato da Uniqlo sul campo di tennis, sia ancora più pulita e distinta di quella che aveva in gioventù proprio per l’influenza che la moglie ha su di lui, più che per una scelta consapevole.


Infine, vi è un ultimo dettaglio che può darci ancora qualche chiave di lettura e suggerimento sulla caratterizzazione più implicita del personaggio di Tashi e in generale della storia dei tre protagonisti: i gioielli.


In particolare, le collane indossate da lei nei diversi momenti del film. Tornando all’inizio, alla festa, Tashi porta una catenina che ha come ciondolo una croce. Nella scena in cui tradisce Art con Patrick la notte prima del match, ne indossa una che è stata riconosciuta come la “Trinity” di Cartier, una collana il cui pendente è composto da tre cerchi, fatti di tre metalli diversi, intersecati tra loro.



Infine, durante la partita, la vediamo con al collo entrambe, con l’aggiunta di una terza, molto più stretta delle altre. Quest’ultima potrebbe rappresentare la sensazione di soffocamento e tensione in cui Tashi si trova in quel momento, con Art da una parte della rete e Patrick dall’altra, la sorte del suo matrimonio, della sua carriera e del suo status sociale completamente in balia dell’esito del match. La Trinity è un chiaro rimando ai tre protagonisti, alle loro diverse nature ma anche al legame di interdipendenza che continua a unirli.


La croce, infine, rappresenta Tashi stessa, il che è dimostrato anche in una delle scene più importanti del film: quando Art le confessa di aver bisogno di sapere che lei lo ama a prescindere dalla sua performance in campo, lei subito risponde, senza alcuna empatia per la sua vulnerabilità, “E chi sono, Gesù?”, provocazione a cui il marito replica con un secco “Sì”.



murph.magazine di Brigitta Mariuzzo

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