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Hollywood sempre più divisa: nuovi licenziamenti per dichiarazioni pro-Palestina

Il riaccendersi del conflitto in Palestina ha portato non poche divisioni in molti Stati del mondo: il

più delle volte la questione verte sulla forza utilizzata da Israele per neutralizzare l’organizzazione

terroristica Hamas, che ha portato al coinvolgimento di molti civili della Striscia di Gaza. In una questione così ampia, anche Hollywood non è stata esente dal pronunciarsi in merito, e i recenti licenziamenti fanno intendere la linea che il cinema americano vuole seguire riguardo alla vicenda.


Susan Sarandon in protesta per i diritti della Palestina.


I problemi per Hollywood sembrano non finire mai: da qualche giorno, molte personalità che hanno pubblicamente espresso una posizione pro-palestinese sono state abbandonate dalle agenzie o licenziate da alcune produzioni.


Nella giornata di Giovedì, Susan Sarandon (vincitrice del premio Oscar nel 1995 per “Dead Man Walking”) si è aggiunta alla lista, venendo cacciata dalla UTA. La United Talent Agency ha infatti annunciato nella giornata di Mercoledì di aver annullato il contratto con l’attrice in seguito alla partecipazione della stessa ad una manifestazione pro-palestina, come documentato da diversi video.


Qui, avrebbe tenuto dei discorsi, sottolineando come gli ebrei “stanno avendo un assaggio di come ci si sente ad essere musulmani in questo Paese". Sarandon ha poi sottolineato il coraggio dei manifestanti e ringraziato quelle comunità ebree che supportano le proteste.


L’attrice è solo l’ultima di alcune celebrità che stanno vedendo ritorsioni per determinate posizioni: Melissa Barrera, star degli ultimi due film del franchise Scream, è stata licenziata lo scorso giovedi dalla compagnia Spyglass (produttrice di Scream VII) con l’accusa di antisemitismo. Su instagram, l’attrice aveva accusato Israele di genocidio.


Melissa Barrera in Scream V


Un mese fa, Maha Dakhil, co-responsabile del settore cinematografico dell’agenzia hollywoodiana CAA (Creative Artists Agency) si è dovuta dimettere dal consiglio della società dopo aver repostato su Instagram un’immagine con scritto “In questo momento state imparando chi sostiene il genocidio”.


Dopo la denuncia dello scrittore Aaron Sorkin, uno dei clienti più celebri dell’azienda, Dakhil ha cancellato il post e si è scusata pubblicamente per il suo linguaggio duro, ringraziando gli “amici e colleghi ebrei che mi hanno fatto notare le implicazioni e mi hanno istruito ulteriormente”.


Hollywood sta così prendendo delle posizioni molto dure riguardo il conflitto israelo-palestinese, allineandosi allo schieramento degli Stati Uniti in supporto allo Stato Ebraico. Proprio per questo, i recenti casi potrebbero non essere gli ultimi, con il rischio che si vadano a colpire anche altre produzioni statunitensi.



@riproduzioneriservata di Andrea Leandri

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