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I figli degli altri fanno bei film


Per molti cinefili italiani la Francia rappresenta ormai un punto di riferimento. I cugini d'oltralpe in sala vanno più di noi, i film (molto spesso) hanno incassi maggiori e godono di una cinematografia più fertile e viva. Non cadiamo però nel semplificare tutto con sguardo ingenuo, gli autori e il talento, nel panorama nazionale non mancano e le nostre eccellenze sono tangibili e riconoscibili.


Un frame de "I Figli degli Altri"


È innegabile tuttavia evidenziare una sorta di crepa tra il pubblico e "l'industria" nostrana, una carenza di quei film capaci di intercettare sia l’appassionato sia lo spettatore più “occasionale”. Quello che al cinema ci va, sì, ma ogni tanto e quando capita.


I figli degli altri di Rebecca Zlotowski può rappresentare l’unione tra questi due “mondi”. Il film, uscito ormai nel 2022, oscilla tra il dramma e la commedia creando un impasto cinematografico godibile e intelligente.


In foto Rebcca Zlotowski


Virginie Efira interpreta Rachel, un'insegnante di un liceo parigino che ama il proprio lavoro e ci si dedica con tutta se stessa. Frequenta un corso di chitarra dove incontra Alì (Roschdy Zem) e se ne innamora. L’uomo ha già una figlia dal precedente matrimonio ma per Rachel sembra non essere un problema. Nella struttura iniziale del film nulla di nuovo: una coppia, lo sbocciare di un amore, Parigi a fare da sfondo e il presentimento di un conflitto successivo.


A essere interessante, però, è proprio il personaggio della protagonista. Una donna che da poco ha superato i quarant’anni e non ha figli.“Significa che se lei vuole dei figli il momento è adesso. Vuole averne?” le chiede un Wiseman in veste di ginecologo durante la visita. Rachel risponde di sì, che vuole averne, ma dal suo sguardo trapela incertezza.


La storia diventa infatti il pretesto per sviscerare un tema delicato e tagliente: la maternità. Cosa vuol dire davvero essere madre? La protagonista vuole un bene sincero alla figlia di Alì ma sembra anche avvertire il bisogno di avere un figlio “proprio”, un figlio biologico, di sangue.




Nella storia non si cade in facili retoriche o giudizi, la Zlotowski mostra lo spaccato di vita di un personaggio femminile forte e sensibile in un momento difficile. Rachel deve fare i conti col tempo, ormai tiranno, e con la relazione complicata con Alì. Dovrà capire quando si è madri, se è necessario esserlo e se a legittimarlo è inequivocabilmente il parto. Questi interrogativi appartengono più che mai alla contemporaneità, a un presente che vuole respirare un po’ di aria fresca. Sotto questo aspetto I figli degli altri è una bella boccata d’ossigeno.


Il fascino del film sta, anche, nel riuscire a mettere in scena una storia dura e reale, scevra di quella patina di drammatizzazione che macchia molti “drammi” italiani. La credibilità nella scrittura del film e l’interpretazione degli attori favoriscono il risultato finale. Il ritmo incalzante si sviluppa tramite diversi passaggi: alcuni di una delicatezza rara che non inciampa mai nel melenso, mentre i momenti comici divertono con leggerezza riuscendo a distendere le atmosfere.



I corpi nudi dei protagonisti vengono mostrati, più volte, senza timore, con inquadrature che indugiano enfatizzandone la bellezza e, soprattutto, la naturalezza. La regia è infatti pulita ed elegante, non eccede in estetismi formali ma riesce a catturare gli stati d’animo dei personaggi, unica essenzialità della storia.


Chi sono dunque i figli degli altri? Forse sono gli studenti difficili di cui ci si prende cura. Gli uomini amati che sbagliano e da cui bisogna separarsi. I bambini di altre madri che amano in modo genuino. I colleghi innamorati per cui si prova affetto. I nipoti appena nati e le sorelle appena diventate madri.


Invece, tornando a noi, cinefili appassionati ed egoisti, i figli degli altri sono quei film che nascono, e vengono realizzati, in altri paesi e che noi riusciamo sempre meno a fare. Però possiamo scoprirli e guardarli... per farli, allora sì, un po’ nostri.





murph.magazine di Gabriele Viale

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