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I nativi alla conquista di Hollywood

Aggiornamento: 11 mar

27 marzo 1973: Marlon Brando rifiutò l’Oscar come Miglior Attore per Il Padrino e, come forma di protesta, mandò sul palco la giovane nativa americana Sacheen Littlefeather (Piccola Piuma), un'attivista per i diritti civili, che tenne un discorso di denuncia e protesta contro il trattamento che Hollywood riservava ai nativi americani e per attirare l’attenzione sull’occupazione di Wounded Knee.



Il discorso venne accolto da fischi e battutacce da parte di Clint Eastwood, all’epoca star dei film Western. L’attivista successivamente venne inserita nella blacklist di Hollywood. Solo nel 2022 Piccola Piuma ricevette le scuse dall’Academy, pochi mesi prima della sua morte.


Nel 2023 esce The Killers of the Flower Moon di Scorsese con protagonista Lily Gladstone, attrice di origini native, al fianco di Leonardo DiCaprio e Robert De Niro. Il film è in corsa agli Oscar con ben 10 candidature e sta portando a casa diversi premi, la maggior parte vinti proprio dall’attrice.


Gladstone è una delle attrici più quotate che potrebbe vincere proprio la statuetta come Miglior Attrice Protagonista. Questo a distanza di ben 50 anni dall’episodio vergognoso che ha visto protagonista Piccola Piuma.



Il rapporto tra i nativi e gli invasori europei non è mai stato semplice: fin dai primi sbarchi nel nuovo continente sono stati perseguitati, sterminati o reclusi nelle riserve indiane. Le loro terre depredate, soprattutto se in quei terreni venivano trovati giacimenti di petrolio, come si può vedere nel sopracitato film di Scorsese.


Nel cinema (e anche negli altri media) non sono mancate rappresentazioni dei “pellerossa” non solo stereotipate, ma deumanizzanti: spesso rappresentati come popolazioni retrograde, al limite della bestialità e brutali assassini dei “poveri” cowboy.


Nel cinema, soprattutto americano, sono state diverse le minoranze che hanno dovuto lottare per essere riconosciute quasi al pari degli attori bianchi. Prendiamo ad esempio la minoranza degli afroamericani: alle origini del cinema erano relegati a ruoli stereotipati e hanno subito umiliazioni di vario genere.


Sidney Poitier primo attore afroamericano a vincere un premio Oscar come miglior protagonista


Eppure, già nel 1940 Hattie McDaniel, attrice di colore, vinse l’Oscar come Miglior Attrice in Via col Vento. In quell’occasione, a causa delle leggi razziali in vigore all’epoca, non poté salire sul palco a ritirare il premio. Se ci pensiamo è stato un primo passo importante che ha portato gli attori afroamericani ad avere man mano molto più spazio sullo schermo, ad abbandonare il ruolo di sguatteri per ambire a ruoli più importanti e a poter raccontare la propria storia.


I Nativi, al contrario, non hanno avuto la stessa fortuna e hanno dovuto aspettare gli ultimi anni per poter vedere il proprio popolo rappresentato. Nei primi anni 2000 quando si parlava delle curiosità degli attori spesso veniva menzionato che personaggi come Johnny Depp, Kevin Costner e molti altri avessero origini cherokee e di altre tribù. Attori caucasici con origini native. E gli attori 100% nativi? Di loro nessuna traccia.


È vero che la Disney ha realizzato Pocahontas, film d’animazione che trae ispirazione da un personaggio realmente esistito nel 1600, stravolgendone però diversi aspetti della storia e della cultura. Ai tempi della lavorazione del film Roy “Cavallo Pazzo”, capo della comunità Powhatan (di cui faceva parte la vera Pocahontas), si offrì di aiutare insieme alla comunità indiana la Disney per rendere il film più accurato dal punto di vista storico, ma la Disney rifiutò.



Negli ultimi anni, per fortuna, la situazione sta cambiando. Oltre a Killers of the Flower Moon, sono uscite diverse serie che hanno come fulcro la vita e la cultura dei nativi. Ad esempio, Reservation Dogs, serie prodotta e distribuita su Disney+ dal 2021 al 2023. È la prima serie in cui tutti gli scrittori e registi sono indigeni, insieme a un cast e team di produzione quasi interamente composto da indigeni del Nord America. La serie è stata accolta positivamente dalla critica ricevendo anche diversi premi, tra cui la candidatura ai Golden Globe nel 2021.


Nel momento in cui scriviamo questo articolo ancora non sappiamo se la Gladstone si porterà a casa l’ambita statuetta. Sicuramente la sua presenza nella lista delle candidate

è un importante passo avanti per un popolo spesso dimenticato.



murph.magazine di Livia Rivolta

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