top of page

Il bilinguismo nel cinema di oggi e il suo incredibile sviluppo degli ultimi anni.

Aggiornamento: 28 mar

È il lontano 2015 quando Narcos travolge la scena cinematografica mondiale. Un vero e proprio terremoto, fatto da frasi iconiche e meme immortali, boom di corsi di spagnolo e l’ascesa indiscussa di Netflix. Anche se si trattò di una rivoluzione su più fronti, colpì in modo speciale su quello linguistico, e non nel modo in cui ci aspettiamo.



Narcos fu una delle prime serie tv mainstream a mantenere un visibile contatto con il reale, facendo parlare i propri personaggi nella loro lingua nativa anziché trasformarli, come spesso succede, in perfetti americani. È proprio questa caratteristica, seguita dal pathos e dalla capacità attoriale del cast, che hanno reso la serie così legata allo spagnolo, e perciò difficilmente doppiabile.


Possiamo quindi prendere Narcos come punto di partenza per un discorso più ampio: il bilinguismo cinematografico e il suo incredibile sviluppo degli ultimi anni. Non a caso, questi Oscar sono stati caratterizzati da pellicole sì inglesi, ma sempre miscelate con altri idiomi: Anatomia di una Caduta (Inglese/Francese), Past Lives (Inglese/Coreano), Killers of the Flower Moon (Inglese/Osage), La Zona d’Interesse (Tedesco).



Qualcosa vorrà pur significare. Dal 2015, infatti, ci sono stati altri esempi, soprattutto nella serialità, che hanno ricalcato questo concetto di lingua originale “a tutti i costi”. Solo rimanendo in Italia, si può citare Romulus di Mattero Rovere, interamente girato in Latino, ma anche Gomorra può diventare un buon esempio di aderenza alla realtà.


Questa inclinazione, se così si può definire, non è ovviamente omogenea: un titolo come Cernobyl, che nel 2019 impose una Russia inspiegabilmente anglofona, ma gli esempi sono anche altri. Si tratta di una tendenza opposta o soltanto di eccezioni che confermano la regola?

Ad oggi, sembra proprio la seconda opzione.


In questi ultimi anni è raro trovare un contenuto ambientato in un contesto internazionale (o dialettale) e completamente parlato in un perfetto inglese. O meglio, i casi ci sono, ma sono sempre giustificati, ed è questo il principio che si è venuto a configurare nel tempo.

Infatti, riprendendo i film degli Oscar già citati, si può notare come tutti abbiano una motivazione.


Triet gioca sulla contrapposizione tra la protagonista anglofona e il contesto francese. Scorsese sulla distanza tra due culture diverse. Celine Song invece sulla distanza temporale tra i due personaggi principali. Così, nessuno è inglese perché deve esserlo, ma perché è in qualche modo costretto dalla circostanza data.



Appurata questa tendenza, bisogna riconoscerne le cause, perché se fino a mezzo secolo fa le pellicole americanizzate come Casablanca o Lawrence D’Arabia erano la norma, oggi non è più così. Questo si deve soprattutto ad un profondo mutamento delle abitudini del pubblico, partito, forse, proprio da Narcos.


Un primo indizio direi che è proprio l’ascesa del cinema internazionale, non più relegato ai contesti inglesi, ulteriormente incentivato dal progressivo sviluppo dei festival al di fuori dell’America. Inoltre, anche se in misura minore, anche gli incentivi europei per le coproduzioni hanno rilanciato molti film composti da due o più lingue, data proprio la natura internazionale dei progetti.


La ragione più banale, ma forse anche quella più logica, sta nell’abitudine degli spettatori ai sottotitoli, non più visti come un disturbo alla visione bensì come un’ulteriore aderenza alla realtà filmica. È l’insieme di tutti questi fattori che sembra aver portato il cinema fuori dalle strette logiche hollywoodiane, queste spesso eredità di visioni colonialiste.



Tutto ciò non si trova solamente nelle pellicole al di fuori dell’America, ma anche nell’industria americana stessa. È un segnale forte, che riesce finalmente a conciliare lo sguardo registico con la realtà del contesto filmato, diventando qualcosa in più di una semplice tendenza della storia del cinema. Si tratta, infatti, di un fondamentale punto di partenza per contenuti più ampi.


Questi Oscar sono stati estremamente particolari per la varietà di pellicole all’interno delle nominations. Il cinema tutto si sta finalmente liberando ed aprendo a tutti quei contesti da cui invece tendeva a tenersi lontano, nemmeno troppo tempo addietro. La lingua diventa un segno di rispetto per i soggetti rappresentanti, ed il cinema, per essere paritario, è giusto che percorra anche questa strada.



murph.magazine di Andrea Leandri

26 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti

Comments


bottom of page