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Il Blue Monday di Ken Loach

Lunedì 15 gennaio 2024 o, meglio definirlo, Blue Monday. È la giornata più triste dell’anno. Così

titoli di giornale, magazine online, post su Instagram o video su Tik Tok rendono omaggio al terzo

Lunedì di gennaio.


Ken Loach al festival di Cannes. Getty Images di Mike Marsland/WireImage


Ma cos’è il Blue Monday? Perché se ne parla tanto? Perché nel titolo di questo articolo c’è anche quel genio di Ken Loach? Il Blue Monday, tradotto “lunedì triste”, è un termine che ha spopolato nel 2005 all’interno di un comunicato stampa del canale televisivo britannico Sky Travel, in cui si afferma che il terzo Lunedì del mese è il giorno più triste dell’anno, in quanto le persone realizzano inconsciamente che sono finite le festività natalizie e che i mesi successivi saranno caratterizzati dalla quasi totale assenza di giorni festivi.


Ovviamente, nonostante la popolarità raggiunta da questo concetto a livello mondiale, non ha alcun fondamento.Ma se dovessimo traslocare questo termine nel cinema, Ken Loach potrebbe esserne un esponente, se non un’icona del Blue Monday. Se l’idea iniziale nella stesura e scrittura dell’articolo era focalizzarmi più sulle sensazioni e sulle


emozioni che i film di Loach trasmettono al pubblico, quindi tristezza, crudeltà, realismo, assenza di speranza, proprio come il Blue Monday. Ho preferito invece analizzare la sfera dei film di Loach e mi sono interrogata su come mai nasce il Blue Monday. Il Blue Monday nasce da una realizzazione, da una presa di coscienza, nel capire all’improvviso che le ferie, le vacanze sono una meta ormai lontana, guardandosi sia indietro che avanti. Nasce quindi dal concetto di lavoro e chi meglio di Ken Loach è riuscito a portare sul grande schermo la tematica del lavoro?


Senza troppi forse, Ken Loach è stato il regista più autentico nel trattare la vita delle persone in modo reale, senza speranze, senza compromessi, senza star o illusione. Ha raccontato una vita vera fatta di vere persone e veri problemi, in carne e ossa. Ken Loach, classe 1936, è un regista, sceneggiatore e attivista britannico.



Figlio di operai, ha un’infanzia caratterizzata da frequenti trasferimenti con la famiglia a causa della guerra. Conclusosi il servizio militare, a 25 anni si stabilì a Oxford per studiare legge, proprio qui entra in contatto con il gruppo di teatro sperimentale dell’università, recitando e diventandone il presidente. Da questo primo contatto, nel 1961 inizia a lavorare come aiuto regista per la ABC Television, per poi passare alla BBC.


Dopo la realizzazione di una serie di 10 episodi con stampo documentaristico con l’obiettivo di creare consapevolezza politica, in particolare per le classi operaie e il ceto medio, Loach inizia a dirigere film per il cinema, esordendo con Poor Cow (1967) e Kes (1970). La produzione del regista negli anni Settanta e Ottanta incontra diverse difficoltà, vittima di una cattiva distribuzione e di censura politica.Il grande successo arriva per Loach negli anni Novanta con l’uscita di film come Riff-Raff, Piovono pietre, Terra e libertà e My Name is Joe.


Foto dal set di Riff-Raff


Arriveranno anche i primi riconoscimenti, nel 1994 gli viene assegnato il Leone d’oro alla carriera al Festival di Venezia, nel 2006 la giuria del Festival di Cannes conferisce la Palma d’oro al suo film Il Vento che Accarezza l’Erba e nel 2009 viene presentata al Festival di Cannes la pellicola Il mio Amico Eric, che si aggiudica il premio della Giuria Ecumenica.


Nel 2010 L’altra verità viene presentato in concorso al Festival di Cannes e nel 2014, Loach, riceve l’Orso d’oro alla carriera al Festival internazionale del cinema di Berlino.Possiamo approfondire adesso alcuni dei film che sono Blue Monday. La selezione di questi film è avvenuta tenendo conto delle tematiche affrontate e rintracciando quelli che sono i caratteri principali di questa triste giornata.



  1. Sorry We Missed You (2019): I protagonisti sono una coppia sposata di Newcastle, Ricky e Abbie e i loro figli, Sebastian (16 anni) e Lizzie (11 anni). Ricky perde il lavoro per via della crisi e ciò porta tensioni all’interno della famiglia. Loach vuole mostrarci le difficoltà di una famiglia che vive in uno stato di precarietà e come nessuno sia disposto attivamente ad ascoltarli. Sorge un interrogativo, ossia cosa non funziona nel sistema e come risolvere tali problemi.

  2. Riff-Raff, meglio perderli che trovarli (1991): Un film che ci fa avvicinare alla figura di Steve, un operaio edile con un passato burrascoso. Il film ci permette di guardare la vita di un uomo “qualunque”: Steve, con finta leggerezza, riflette sulla questione politica ed economica del paese. Si diverte, ha amici, si innamora, ride, scherza e si arrabbia, nonostante la crisi economica che aggrava sui lavoratori. Qui Loach ci dà un chiaro segnale: cercare la serenità nelle piccole cose, nonostante il devasto economico.

  3. The Old Oak (2023): è un’opera in cui per la prima volta abbiamo speranza, un liete fino all’interno dell’intera carriera cinematografica di Ken Loach. In una cittadina inglese, ormai impoverita dalle scelte politiche ed economiche degli anni precedenti, arrivano dei profughi siriani. Non sono ben accolti dalla comunità, che più volte propone scene di razzismo e non inclusione. Ma in tutto questo caos, c’è una speranza di accoglienza e di convivenza tra le due comunità. Ken Loach porta alla luce il problema dell’immigrazione e l’odio che si è scatenato in questi anni contro quest’ultimi.


Un frame di The Old Oak (2023)


Con le sue opere cinematografiche, Ken Loach ci offre una visione sulle condizioni di vita delle persone appartenenti ai ceti meno abbienti, consegnandoci in qualche modo una visione che spesso non ha intenzione di far emergere. Al centro di tutte le sue storie troviamo persone comuni, uomini e donne che potremmo conoscere nella realtà.


In particolare, predomina la figura dell’operaio londinese stressato dal lavoro, alienato e schiacciato. Il lavoro è un tema molto caro a Ken Loach, che riesce a rappresentare con un taglio

documentaristico, reale, presente, un lavoro fatto di difficoltà, opprimente, ingiusto che porta, inevitabilmente alla frantumazione dell’essere umano, della sua famiglia e della società.


Le pellicole di Ken Loach non sono mai consolatorie o speranzose, perché l’obiettivo è proprio quello di farci vedere la vita vera.



@murph.magazine di Silvia Santoro

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