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Il finale di: Porco Rosso

Iniziamo dalla fine: Marco Pagot, il famigerato Porco Rosso, dopo lo scontro finale con l’americano Curtis si ritira a vita privata, lontano dal mondo della guerra. Nessuno (pare) saperne più nulla. 



Di fronte a questa scelta narrativa, lo spettatore potrebbe rimanere insoddisfatto, ritenendo di meritare più spiegazioni; dopotutto il protagonista sconfigge il suo avversario, scopre che il suo amore è ricambiato e salva la sua compagna di viaggio: non fornire nessun dettaglio su Porco alla fine di questa epopea dei cieli sembra quasi un errore; come se qualcuno si fosse dimenticato di consegnare l’ultima pagina dello script. E’ inaccettabile. 


Ebbene, qui di errori non ce ne sono e per dimostrarlo farò un salto indietro, prendendo in considerazione un primo aspetto fondamentale ai fini della comprensione del finale.

In seguito allo scontro fra aerei italiani e tedeschi e alla sequenza dove Marco vede i suoi connazionali e nemici ascendere verso il cielo, unendosi all’astro iperuranico dei caduti sopra i loro idrovolanti, il protagonista si ritrova con sembianze suine. 


Il significato di questa scelta narrativa risiede negli avvenimenti successivi allo scontro. Infatti, non molto tempo dopo, Marco Pagot diserta dall'aeronautica italiana e si mette in proprio con la professione del cacciatore di taglie. Questa è stata una scelta ben precisa, dettata dai tempi in cui si trovava il protagonista, dove il potere fascista stava prendendo il sopravvento in Italia.



Così Marco decide di distaccarsi quanto più possibile da esso, risultando quasi come l’unico uomo del film a non esserlo. Se l’umano è fascista, meglio essere animale; ‘meglio porco che fascista’. Miyazaki mette in scena questo flashback in un breve dialogo fra Marco e Fio, poco prima del grande scontro finale, in una scena che appare tutto tranne che di grande rilievo.


Il regista nipponico però è così fine e gentile nel suo modo di esprimersi, che cela la chiave di volta del film proprio in questa scena. Infatti, oltre al flashback precedentemente esposto, sono di grande rilievo i fotogrammi in cui il buon Porco appare con delle sembianze umane, tornando a tutti gli effetti Marco. Succede la stessa cosa negli ultimi minuti di girato dove l’americano Curtis, in seguito alla sconfitta dello scontro aereo, vede il maiale con una faccia di nuovo umana, sebbene Miyazaki decida di celare questa vista al pubblico.


Entrambe le scene si accomunano in ciò che potrebbe essere l’anima che si cela dietro questo film: il Porco Rosso, famoso aviatore, asso dei cieli, imbattibile sul suo idrovolante rosso, torna umano, torna Marco, quando si allontana dall’animo bellicoso, solitario e duro che l’ha caratterizzato da quel giorno sopra i territori istriani.




Sia mentre pulisce i proiettili, sia quando Curtis lo vede, Porco sta tornando ad avere pensieri umani: Marco si vuole prendere cura di Fio, tant’è vero che, quando si trasforma per la prima volta, sta pulendo i proiettili che sarebbe andato ad utilizzare nello scontro per difenderla dalle grinfie di Curtis, mentre la seconda volta è appena riuscito nella sua impresa e l’ha messa in salvo nelle mani di Gina. L’amore per l’amore, per la bellezza, per la natura sono le passioni che permettono a Marco di ricevere questo dono di reincarnazione dal suo creatore.


Egli, sebbene si fosse ritirato dall'aeronautica proprio per stare lontano da quello che appare come un potere fascista, non aveva fatto altro che rimanere in un contesto di battaglie costanti, pur trovandosi dalla parte moralmente giusta. Ciò che si vede nelle ultime sequenze del film, sostiene questa tesi: a Marco/Porco non importa più della guerra, del fascismo, dei pirati; ora lo aspettano le vicissitudini della vita mondana, la bellezza della natura e (forse) l’amore per Gina. 


Il messaggio da parte di Miyazaki è più che chiaro: la guerra è la deumanizzazione. In questo senso, Fio rappresenta per Porco il riavvicinamento all’essere umano (dunque a Marco), essendo colei che gli ha permesso di ampliare i suoi orizzonti, di provare la dolcezza della vita e di non vivere più da solo (non a caso è proprio lei che riesce a ricavarsi un posticino nell’amato idrovolante del suo amico, simboleggiando l’insinuarsi della piccola Fio nel cuore di Marco).



Non è un mistero infatti che nelle pellicole di Hayao Miyazaki i personaggi femminili siano quelli sceneggiati con più profondità psicologica, percorsi di crescita e soprattutto forza di cambiare il mondo intorno a loro. Ne sono un esempio, oltre che a Fio, Sophie del Castello Errante di Howl, San della Principessa Mononoke e Himi dell’appena uscito Il ragazzo e l’airone (approfondisce bene il tema Livia Rivolta in un nostro articolo).


D’altro canto invece, il maschio è spesso raffigurato con caratteristiche animalesche o buffe: è incapace di amare e di dedicarsi alle cose importanti della vita. Gli stessi personaggi fascisti di questo film, come i passerotti de Il ragazzo e l’airone, che ricordano con alcuni simbolismi il movimento di estrema destra, sono rappresentati come omuncoli non in grado di gestire se stessi, violenti e completamente inermi agli avvenimenti esterni. 


E’ proprio in una settimana come questa che è sempre giusto ricordare, anche attraverso il cinema ed un film divertente e colorato, che non dobbiamo mai dimenticare.



@murph.magazine di Federico Morettini


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