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Il grande Cult, 25 anni dall'esordio del Drugo Lebowski.

Arrivato alla fine degli anni '90, Il grande Lebowski è uno dei film che rappresentano la

decade, ma soprattutto è tra i cult più assoluti del cinema e, al ritorno in sala dopo 25 anni

dalla sua uscita, ecco perché.


Da sinistra: Jeff Bridges, Steve Buscemi e John Goodman in frame del film.


Una storia al limite dell'assurdo che parte per un'incomprensione e l'oltraggio di un tappetino d'ingresso urinato, mettendo insieme personaggi pittoreschi dove il Drugo è diventato l'espressione di uno stile di vita. Jeff Bridges cala l'asso dalla manica con la sua interpretazione più iconica, ma se Lebowski è diventato quel che è, bisogna ringraziare gli sparring partner John Goodmam, Steve Buscemi e ovviamente lo stravagante Jesus Quintana di John Turturro.


John Turturro è Jesus Quintana nell'iconica scena al bowling


Un roster di grandi nomi e grandi attori cui si aggiungono Julian Moore nei panni di

un'artista eccentrica, il compianto Philip Seymour Hoffman, Lo straniero Sam Elliott e il

"vero" Lebowski David Huddelston, senza contare i molti comprimari. Ma cos'ha di così speciale il personaggio del Drugo? Con indosso il suo maglione trasandato, il personaggio di Bridges è l'emblema del menefreghismo, di una società sprofondata nella comodità del divano, intento solo a sballarsi e giocare a bowling.


I fratelli Coen affidano alla persona più improbabile il compito di districarsi in un mondo grottesco dove quello più normale di tutti è forse proprio il nostro bevitore incallito di white russian, tirato fuori senza possibilità di obiettare dalla sua comodità. Un film costruito sugli aneddoti e le storie strampalate degli amici che per qualche motivo rendono credibile la follia che si dipana sullo schermo, forte di una sceneggiatura perfetta nel suo essere strabordante.


Il grande Lebowski è una carrellata infinita di scene memorabili e citazioni scalfite nella nostra memoria, è una sfilata di costumi pronti da sfoggiare nelle occasioni appropriate. Tutto questo rende quel miscuglio di generi l’espressione del concetto di cult, in cui quei fenomeni dei Coen spingono al massimo il loro cinema irriverente e spietato.


@riproduzioneriservata di Andrea Diamante

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