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Il ragazzo e l’airone inizia il nuovo anno di cinema, e voi come vivrete?

1 gennaio, che sia per tradizione familiare o per rituale iniziatico del nuovo anno, per molti significa cinema. Il capodanno 2024 però non punta solo sui grandi blockbuster o sulla non più classica commedia all’italiana.



L’appuntamento imperdibile è quello atteso da dieci anni, passato attraverso continui rimandi di pensionamento. Lucky Red ha deciso coraggiosamente di andare contro tutto, puntando forte sulla trepidante curiosità e su un nascente movimento di rinascita cinematografica. Hayao Miyazaki rinvia ancora il suo addio in pellicola e permette a chiunque di visionare il suo testamento aggiornato in Il ragazzo e l’airone.


Spinti dalle certezze riposte nel maestro dell’animazione giapponese, fronteggiando la pesantezza dei cenoni e l’innaturale stanchezza dei festeggiamenti, ci si dirige verso il multisala di fiducia. Prima ancora che inizi lo spettacolo, Miyazaki sensei ha già realizzato la prima magia.


La sala è piena, non ci sono posti liberi, addirittura per l’affluenza non prevista dagli esercenti è stato aggiunto uno spettacolo nella giornata d’esordio e, controllando per puro diletto, sono stati raddoppiati nelle successive. I primi risultati del botteghino recitano che più di 100mila italiani hanno visto il film, per un totale di oltre 800mila euro. Paragonati al clamore di altri prodotti ed eventi possono sembrare pochi ma per un film d’animazione, in tecnica tradizionale, sono numeri eccezionali, per un film dello Studio Ghibli è già un trionfo.



Che sia l'inizio di un nuovo anno ancor più all'insegna del cinema e dell’auspicato sdoganamento di concepire l’animazione solo come un genere (non lo é, è uno stile) e solo per bambini? La speranza è quella anche perché, citando e parafrasando Oscar Wilde, si può esistere ma non si può vivere senza arte, per noi senza la settima. Il come vivremo è proprio il punto di partenza di tutto il film, portando avanti quel bisogno di tentare di vivere promosso da Si alza il vento, infatti il Maestro affronta il grande quesito dell’esistenza lasciando però la risposta allo spettatore, offrendo stimoli, impulsi e appunto vita.


Il ragazzo e l’airone è la discesa in un mondo altro causata dalla perdita e dalle macerie del conflitto. Mahito è il personaggio dantesco che attraversa la porta della somma sapienza entrando in un paese delle meraviglie accompagnato da un Virgilio scorbutico e da una Beatrice materna. Non c’è un bianconiglio ma un airone cenerino da seguire, sorvegliato da sette anziane nane di Biancaneve memoria. La Commedia miyazakiana non comincia però nella selva oscura ma tra le fiamme distruttive.


È quindi subito inferno sulla Terra. Dopo l’animo fortemente autobiografico del precedente titolo, Miyazaki persegue la ricerca del futuro della sua opera tutta, come dovesse portare a termine un compito assegnatogli da chissà quale entità. Si domanda perciò chi potrà mai portare avanti lo spirito anti-bellico permeante in film come Porco Rosso e Il castello errante di Howl, oppure la rassicurante ma anche misteriosa ambientazione bucolica di Il mio vicino Totoro e quella fantastica e felliniana de La città incantata abitata da bizzarre creature.


La Città Incantata 2001


Nel riproporre tutti gli elementi del suo cinema con la consueta magnificenza visiva ed una fluidità impareggiabile, in grado di dare voce ai silenzi e lasciare estasiati anche quando il tempo dell’azione si arresta, offre a sé stesso la soluzione all’enigma di chi potrà mai sorreggere e mantenere in equilibrio il mondo così maniacalmente creato.


Per questo non importa se e quando ci sarà una nuova opera, anche se tutti speriamo possa esserci, perché difendendo l’artigianalità del suo lavoro Miyazaki ha già raggiunto l’eternità. Eppure come nuovo lascito ha deciso di proporre un film ancor più strabordante, stratificato, onirico ricco di orpelli, bisognoso di più visioni per addentrarsi nella mescolanza della spiritualità nipponica con le influenze carrolliane e disneyane.


Il ragazzo e l’airone è davvero la summa di un lavoro, di tutta una vita per l’arte, che come detto si affida ad una domanda aperta rivolta ad ogni generazione, a quello stesso pubblico che ha risposto presente all’appello. E voi come vivrete?



@riproduzioneriservata di Andrea Diamante

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