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Lost in Translation

Nella metalinguistica con Lost in translation si intende il fenomeno che si verifica quando una parola, un titolo o un modo di dire sono intraducibili da lingua a lingua. Questo è un fenomeno da sempre presente nella poesia, nel teatro, nel cinema, ma, per Sofia Coppola, anche tra le persone.



Due anime in una indaffarata Tokyo si incontrano per caso nella loro gabbia dorata, rappresentata dal lussuosissimo hotel, unendosi in un patto tacito di aiuto, condividendo la loro solitudine. Entrambi lontani da casa, entrambi lontani dalla vita che sognavano di avere, un po’ per passività, un po’ per inesperienza, i due protagonisti della Coppola rappresentano il Lost in translation che ci viene posto già sulla copertina.


La regista sceglie di utilizzare i primi trenta minuti di girato per darci qualche breve spaccato sulla vita dei due personaggi - la telefonata di Charlotte in lacrime e lo spot pubblicitario che porta a pensare alla carriera di Bob come in declino - con la funzione di dimostrare come siano persi in un mondo ed in una vita che non gli appartiene.


Con la sua ormai consolidata eleganza, Coppola è millimetrica nel costruire attorno a loro, ma senza dare nell’occhio, un mondo fisico e non, volto a creare il senso di “perso nella traduzione”, di intraducibilità.



Da un punto di vista pratico, la lingua rappresenta letteralmente l’impossibilità di tradurre: sullo sfondo una Tokyo caotica dove ogni personaggio o breve comparsa sembra parlare il giapponese più stretto mai registrato; le persone si rivolgono ai due americani come se li potessero perfettamente capire, completamente incuranti di essere capiti.


E qui appunto Coppola è ancora più straordinaria a mostrarci come loro non si sentano capiti neanche da chi li circonda (e parla la loro lingua).


Bob è chiaramente insoddisfatto dell'andamento della sua carriera che si sta ormai trasformando sempre di più in un post-carriera e la famiglia sempre più lontana, fisicamente e emotivamente, rende ancora più netto questo senso di distacco dalla sua vita oltreoceano.

Per Charlotte si può riassumere questa sua “intraducibilità” nella scena in cui John, preparandosi in fretta e furia, abbozza un “I love you” sornione, prima di uscire alla svelta.



Se la volessimo analizzare punto per punto, si potrebbe comprendere come questa scena sia l’emblema del loro rapporto: la poca curanza di lui riguardo ciò che le dice lei; la sigaretta spenta; l’incitazione ad uscire con gli amici di lui quando a lei chiaramente non piacciono. Insomma, la distanza fra Charlotte e l’unica cosa che la poteva far sentire a casa, è abissale. Lui la ama, lei lo sa, gli spettatori lo sanno, ma il povero John non riesce a capirla e ancor di più, non sa di non capirla.


Dunque questi spezzoni dove i due protagonisti vengono presi singolarmente vanno a creare come due bolle in cui sia Charlotte che Bob rimangono chiusi. Chi per una cosa, chi per l’altra, i due sono lontani dalla loro famiglia, dalla loro casa, dai partner, dai figli, dalle amiche: sono soli. Fatte queste premesse, per Coppola ora la strada è in discesa per decidere di continuare la narrazione unendo, molto lentamente e gentilmente per non farle scoppiare, le due bolle.


Tutto ciò che succede da lì (quando parlano al bar per la prima volta) sino alla fine del film, è un processo naturale, che non richiede nessuno sforzo; che non richiede nessuna invenzione narrativa brillante: Coppola può semplicemente farli vivere nel suo script con scene di questa nuova quotidianità dove vanno sempre di più ad instaurare un’intimità solo loro.



Quando la bolla diventa una sola, vedendo di fatto i due che ormai condividono la maggior parte delle rispettive giornate, il film toglie i freni e inizia ad avere un processo narrativo ad ampio respiro, dando il via libera a Charlotte e Bob di conoscersi sempre meglio. La scelta di non tenere il fiato sul collo ai suoi personaggi, ma di lasciarli evolvere di natura propria, è una scelta molto azzeccata poiché va a conferire quella leggerezza e dolcezza nello sviluppo della storia che renderà questo film uno dei capisaldi dell’inizio duemila.


Questa bolla scoppia? Non scoppia? La risposta che possiamo azzardare è che probabilmente non scoppia, poiché non consumano di fatto nessun rapporto o non, dall’altra parte, litigano duramente sino a non parlarsi più; non portano mai sul pianeta terra quello che si è instaurato fra loro. Ma nonostante ciò, non possiamo saperlo; come ciò che Bob le sussurra all’orecchio: non è per le nostre orecchie, ma per le loro.



murph.magazine di Federico Morettini

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