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Mascolinità a-tossica

L'industria cinematografica sta vivendo una rivoluzione nella rappresentazione della mascolinità. I film contemporanei sfidano stereotipi obsoleti e presentano una visione più autentica e non tossica degli uomini.



La mascolinità tossica è una tematica cruciale, spesso trascurata, ma il cinema ha avuto il coraggio di esplorarla, mettendola a nudo e sensibilizzando il pubblico. Gli stereotipi sono stati sfidati attraverso la rappresentazione di personaggi maschili più aperti, gentili e consapevoli delle proprie vulnerabilità.


Il cinema si è unito alla lotta, contribuendo a ridefinire il concetto di forza maschile e promuovendo una figura dell’uomo più equilibrata e autentica. Non pochi addetti al settore sono diventati il volto di un'idea di mascolinità più sana, come Pedro Pascal, Christian Bale, Tom Holland, Keanu Reeves, Benedict Cumberbatch e Colin Farrell.


Una delle caratteristiche chiave della mascolinità atossica è l'apertura emotiva. I giorni dell'uomo impassibile e stoico sono finiti e ciò imperversava sovrana nei generi dei film western, bellici e d'azione. Basti pensare a film come Arma Letale, Rambo e Il buono, il brutto, il cattivo. I personaggi maschili sono ora ritratti senza paura di mostrare vulnerabilità ed esplorano l'intera gamma delle emozioni umane, comprese lacrime, gioia e paura.


Sylvester Stallone in Rambo: First Blood Part 2. Foto: Collection/Rex Shutterstock


Ad esempio, in Storia di un Matrimonio, la tematica viene esplorata concentrandosi sulle fragilità che la società spinge gli uomini a nascondere. In particolare, il protagonista affronta le frustrazioni rese inconsce da un'infanzia abusiva, che emergono nel suo rapporto con la moglie. Questa narrativa rivela il costo psicologico di conformarsi agli stereotipi maschili, sottolineando la necessità di superare le pressioni sociali e affrontare apertamente le sfide emotive.


Le pellicole danno voce alla sensibilità, all'empatia e alle incertezze: emozioni che appartengono indistintamente a uomini e donne, ed è il proprio il caso di Her, ma in modo più incisivo con il film Chiamami col tuo Nome. Qui, oltre al viaggio introspettivo di un giovane uomo, la tematica è fortemente catalizzata durante il monologo finale del padre, il quale incoraggia il figlio a non reprimere nessun sentimento, sottolineando l'importanza di vivere con intensità una storia d'amore.


I film sfidano gli stereotipi di genere che per troppo tempo hanno limitato le aspettative degli uomini. La mascolinità non tossica è inclusiva e accetta un'ampia gamma di interessi e passioni senza giudizio. La diversità è ora celebrata come forza, non come debolezza, sia che si tratti di un uomo che coltiva la passione per la cucina o che mostra interesse per l'arte, come nel caso de La chimera con il personaggio di Arthur, un'anima gentile che fa contrasto con gli altri tombaroli che esibiscono una mascolinità stereotipata. Arthur è un individuo che ama l'arte più di sé stesso, preferendo salvare una scultura dagli occhi umani orientati al denaro piuttosto che provvedere al suo sostentamento.


Josh O'Connor in una scena de La chimera. 2023, Alice Rohrwacher


Se fino a qualche decennio fa i modelli erano totalmente orientati sul machismo, oggi c'è un importante cambio di rotta. Senza ombra di dubbio, nel film Barbie, il personaggio di Ken è stato ridefinito come un individuo diversificato, sfidando le rigide convenzioni maschili. Non è più il maschio alpha centrato sull'apparenza, ma un personaggio con una gamma di interessi e passioni.


Questa rappresentazione contribuisce a smantellare l'idea che gli uomini debbano conformarsi a un unico modello di mascolinità. Il motto "I'm Kenough" enfatizza l'importanza di abbracciare la propria autenticità. Il film promuove l'empatia e la comprensione tra uomini, sottolineando la forza delle relazioni basate sul sostegno reciproco anziché sulla competizione. È un potente messaggio sulla normalizzazione delle fragilità maschili, che contribuisce a sfidare gli stereotipi di genere e promuovere l'uguaglianza, fondamentali per una società sana e progressista.


In un mondo che cerca la gentilezza, il cinema risponde con personaggi che incarnano senza paura questa virtù. Essere gentili non è un segno di debolezza, ma di forza interiore. I nuovi modelli di mascolinità ci insegnano che la gentilezza può essere un atto di coraggio, un modo per costruire legami più profondi e significativi. Pioniere di questo aspetto è Stand by Me, con i quattro protagonisti che, rifiutando il clichè trasmesso dai fratelli maggiori violenti, si aprono emotivamente. In momenti di silenzio e lacrime, confessano le proprie paure per il futuro ed imparano a confortarsi reciprocamente e a sostenersi senza vergogna.


Talvolta, il cinema denuncia alcuni aspetti indissolubilmente legati alla mascolinità tossica. Allora, non posso che citare due colossi della storia del cinema, Taxi Driver e Toro Scatenato.

In Taxi Driver ci si concentra sull'analisi della figura maschile e dimostra quanto sia fondamentale esplorare appieno l'importanza dell'ascolto, della comprensione, della vulnerabilità e dell'assistenza reciproca.


Robert De Niro in una scena di Toro Scatenato. 1982, Martin Scorsese


Emerge una potente critica, che può fornire un resoconto di un tipo di alienazione emotiva associato all'ideologia "incel". Travis, rappresentante di questa subcultura, è caratterizzato dalla difficoltà nel formare legami significativi con le donne. L'evento scatenante della sua follia è il rifiuto da parte di Betsy, che trasforma la figura femminile da angelica a meretrice, diventando il capro espiatorio per il suo comportamento sociopatico. La storia di Travis sottolinea come il machismo sia portatore di atteggiamenti abusivi che permeano ancora la società contemporanea.


Radicato in una società che esalta la mascolinità e il coraggio, Toro Scatenato presenta un protagonista che cerca costantemente di affermare la sua virilità attraverso comportamenti aggressivi, sia fisici che verbali. Questo tema di autoaffermazione emerge in modo particolare durante gli incontri di pugilato, occasioni di riaffermazione personale e di dimostrazione della

propria forza e valore come uomo. Quindi, l'autoaffermazione attraverso la forza e la resistenza diventa prioritaria rispetto a una crescita personale più profonda. La storia del protagonista riflette il pericolo di perpetuare meccanismi tossici quando si è intrappolati in una cultura che esalta tali comportamenti senza offrire vie per superarli.


Ma il cinema è anche rappresentazione dissacrante della realtà, e la tematica può essere combattuto con satira e ironia, come in Bottoms e anche nella scena della serie tv Euphoria durante la quale viene ridicolizzato il personaggio di Nate durante uno spettacolo teatrale.

È davvero l'industria cinematografica a colpevolizzare il machismo, o la nostra percezione è influenzata dalle nostre emozioni? Fight Club ha acquisito una rilevanza particolare nelle comunità online di maschilisti radicali, conosciute come manosphere.


Questi gruppi manifestano ostilità verso le donne e il femminismo, classificando gli uomini in categorie rigide come "alfa" e "beta". Tyler Durden diventa un'icona per gli uomini disillusi che cercano di ribellarsi contro una società percepita come oppressiva. La narrazione del film, che affronta l'introspezione maschile e la ricerca di significato, risuona con le preoccupazioni di questi gruppi. Tuttavia, la loro interpretazione biologicamente determinista degli uomini come naturalmente predisposti alla violenza e alla dominanza si allontana dalla visione originale del film e degli autori David Fincher e Chuck Palahniuk.


Brad Pitt in un frame di Fight Club. 1999, David Fincher


La mancanza di ruoli maschili eroici nella società, secondo loro, ha portato a una generale depressione negli uomini, con la colpa spesso attribuita alle donne, che, secondo questa prospettiva, devono essere rimesse al loro posto. Né Fincher né Palahniuk hanno mai affrontato apertamente questa adozione distorta della loro opera da parte di tali comunità.


In conclusione, mentre il cinema continua a evolversi, la rappresentazione di una mascolinità

a- tossica è un cambiamento gradito. I film svolgono un ruolo cruciale nel plasmare la percezione culturale degli uomini, liberandoli dalle catene imposte dai canoni sociali inarrivabili e disumani. Promuovono l'idea che la vera forza risieda nella diversità, nell'apertura emotiva e nella gentilezza. Assistiamo a un punto di svolta in cui gli uomini possono abbracciare la propria autenticità senza timori, e il cinema emerge come motore principale di questo cambio culturale.




@murph.magazine di Alessia Passarelli

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