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May December: la recensione in anteprima

Dettaglio di un fiore, fuori fuoco. Una farfalla si avvicina, grande, rossa com’è. Altri fiori si susseguono uno dietro l’altro, tutti sbocciati, maturi.


Natalie Portman e Julianne Moore in una scena del film


Poi, Elizabeth (Natalie Portman) fa il suo ingresso in scena, e nel giro di 10 minuti già sappiamo tutto della trama: è un’attrice che sta trascorrendo dei giorni con una coppia molto nota, dalla cui storia ne verrà tratto un film indie in cui lei interpreterà la moglie.


Elizabeth vuole così avvicinarsi alla loro storia per interpretarla al meglio, senza errori. Infatti, Gracie (Julianne Moore) e Joe (Charles Melton) hanno una differenza di età di ben 23 anni. Nel 1992, lui ne aveva 13, lei 36. La polizia li trovò nell’atto, e Gracie, dopo anni di carcere, una volta uscita si sposò comunque con il giovane.


Una storia di scandalo, ora forse dimenticata, ma si tratta anche di una storia d’amore? È questo che Elizabeth si chiede. Com’è nato questo matrimonio oggi così perfetto? Come possono convivere due persone così distanti tra loro? Lei segue ogni “pista”, varcando progressivamente la soglia che divide tra informazione e sadica curiosità, tra ciò che è concesso e ciò che invece le è nascosto.



Così, Elizabeth si destreggia tra menzogne, teorie e scoperte, cercando di avvicinarsi il più possibile alla famiglia. A volte, il suo compito la porta a fare atti forse estremi, tutto per la verità. Questa, però, non ci è mai concessa.


Molti dubbi permangono per l’intera durata del film. Tutto mentono, anche Elizabeth. Inoltre, il film cerca di alternarsi con un altro focus: il ruolo della recitazione. Elizabeth cerca di trasformarsi in Gracie, copiando make up e gesti, pregi e difetti, sottolineando il carattere morboso dell’interpretazione “a tutti i costi”.


Ecco che, però, il finale ci mostra come il cinema fatichi a trasmettere queste storie in modo fedele, anche nel caso di Elizabeth, con tutti i suoi sforzi per riprodurre i fatti “reali”.




Persino May December stesso potrebbe raccontare il falso. È vero ciò che stiamo vedendo? Chi ha ragione? Nessuno, o forse ognuno ne ha una propria. Questo è valido soprattutto per Joe: a 36 anni, cerca di adattarsi alla vita di padre: beve una birra facendo il barbecue, guarda programmi di costruzioni, mette su qualche kilo.


Eppure è ancora giovane, dentro, chiuso in sé, a “coltivare” e a guardare le sue farfalle che sbocciano, perché lui, invece, non può farlo. Il falso è la linea comune del film, che però si divide su due linee parallele, distanti: da una parte, la storia della famiglia; dall’altra, il senso e l’obiettivo della recitazione in sé.


Il film fatica però a trovare dei forti collegamenti tra questi due concetti, che quindi dividono la pellicola a “metà”. May December è un film che si fa piacere, ma che fatica a concludere e a conciliare i suoi stessi messaggi. Rimane un vuoto sul finale, un senso di insoddisfazione. Haynes poteva, forse, dirci qualcosa in più.


Il film uscirà il 24 aprile nella sale italiane, per poi passare direttamente su Netflix.




@riproduzioneriservata di Andrea Leandri





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