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Michael Mann, maestro dell'action crepuscolare

Aggiornamento: 19 dic 2023

Affermare che Michael Mann sia tra i più grandi cineasti contemporanei, indiscusso esponente e maestro del cinema post-moderno, non dovrebbe sorprendere nessuno. Eppure, il nome del regista classe ‘43 è tra quelli meno celebrati e ricordati, spesso associato a pesanti tonfi al botteghino, anche statunitense.



Ma ripercorrendo la sua filmografia non possiamo che evidenziare la sua conoscenza del mezzo cinematografico, il sapiente utilizzo del montaggio e la potenza della narrazione per immagini che permea ogni singolo frame dei suoi film.


A partire dagli esordi sul piccolo schermo, in cabina di regia ma anche in quanto penna per la sceneggiatura, fino all’approdo sul grande, ha mostrato una tendenza sperimentale, affondando le mani nel genere noir, mescolandolo con il thriller e con l’action, riscrivendone le regole e immergendolo all’interno di un contesto urbano e metropolitano che assurge a personaggio.


Il suo cinema è composto infatti da individui che, pur essendo parte di gruppi o, più in grande, della società, non riescono a trovare un proprio luogo di appartenenza. Tutti sono alla ricerca spasmodica di un altro sé, di un corrispettivo con cui identificarsi, soprattutto quando opposti, perché i personaggi di Mann sono comunemente insoddisfatti e costretti a trovare rifugio, in una professione o anche in un luogo.



Criminali, poliziotti, lottatori, giornalisti, sfidati e sfidanti della società, tutti impossibilitati a distaccarsi da quella strada e destinati ad un cammino solitario. Nel suo continuo aggiornarsi, manipolando il digitale per ricreare la granulosità della pellicola, porta avanti la sua poetica, restando comunque legato alle sue origini, alle sue influenze prelevate dagli anni ‘70 ed esplicitata in Strade violente, La Fortezza e Manhunter.


Influenze anche musicali perché una componente imprescindibile per studiare e comprendere Mann è proprio quella del sonoro, della selezione di brani rock sperimentali e di elettronica, in grado di conferire azione e movimento alla staticità di personaggi incastonati in quell’ambiente meticolosamente costruito.


Heat - La sfida è forse il titolo più conosciuto dal grande pubblico, quello comunemente apprezzato, ma anche il più rappresentativo, proprio per determinate immagini, per brevi ma certosine linee di dialogo. Il pensiero và quindi al meraviglioso confronto tra Vincent Hanna (Al Pacino) e Neil McCauley (Robert De Niro), che avvicina due mondi diversi, due animi antitetici, ma tristemente testimone del disfacimento del singolo.


Mann dirige Al Pacino e Robert De Niro in "Heat: La Sfida" il suo film più famoso.


Bene e male si siedono al tavolo, evidenziano le loro somiglianze più che differenze. Abbiamo quindi Collateral, in cui tutti hanno un sogno, tutti vogliono arrivare alla fine della corsa, poi Miami Vice, che ancora una volta evidenzia l’essere strumenti in un sistema corrotto, ed infine Nemico Pubblico, nel quale il ricercato numero uno mette in luce la violenza che accomuna eroi ed antieroi.


Non manca poi la storia e quindi la politica, non solo legata allo Stato, ma intesa principalmente come organizzazione e attuazione di direttive precise, dove l’uno tenta sempre di trovare una via di fuga, di tracciare una strada per altri.


Sfruttando il racconto biografico di Alì ripercorriamo dieci anni di storia americana, seguendo formazione, caduta e rinascita di un uomo che ha difeso i propri ideali prima ancora del titolo. L’uno e gli ideali sono presenti ne L'ultimo dei Mohicani dove la “civiltà” vuole prevalere sulla natura, così come nell’indagine di Insider volta a smascherare il marcio delle multinazionali.


Will Smith in una scena di Alì del 2001


Tutto questo non può che condurre al Michael Mann dell’oggi che dal 2015 con l’incompreso Blackhat, che segue l’evoluzione della criminalità tecnologica, giunge a Ferrari. Qui però finisce il nostro compito perché quanto scritto finora vuole essere un incoraggiamento a non perdere il nuovo lavoro del regista.


Non prenderemo infatti parte alle polemiche veneziane che, giustificate o meno, allontanano l’attenzione dal cinema, perché un grande maestro come Mann merita la giusta e doverosa considerazione. Un autore dalla forte poetica e cifra stilistica, esponente di una forma di intrattenimento sperimentale che non può e non deve essere classificata come semplice action.



@riproduzioneriservata di Andrea Diamante

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