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Persepolis: Il ritratto umanissimo di una male profondo

“Nella vita, conoscerai molti stronzi; se ti feriscono, pensa che è la stupidità che li spinge a farti del male. Ti eviterà di ripagarli con la stessa moneta, perché non c'è niente di peggio al mondo del rancore e della vendetta. Resta sempre integra e coerente con te stessa.” Queste sono le parole con cui Marjane, detta Marji, viene salutata da sua nonna, prima che i suoi genitori la mettano su un volo per Vienna, a soli 14 anni, con la speranza di salvarla dal regime teocratico che ha preso il controllo del suo paese natale, l’Iran.



Ma facciamo un passo indietro e capiamo perché la storia raccontata in Persepolis, dal 4 marzo di nuovo nelle sale italiane, è una rappresentazione umanissima di una realtà cruda e delicata allo stesso tempo, che dovrebbe essere ascoltata e compresa da tutti. La storia parla di Marjane Satrapi, una bambina curiosa e vivace nata a Teheran all’epoca della monarchia autocratica dello scià, in una famiglia idealista e politicamente attiva che incoraggia la sua curiosità.


Attraverso gli occhi della piccola Marji vediamo e viviamo il susseguirsi degli eventi politici, fino ad arrivare alla presa di potere da parte del regime fondamentalista e alla guerra contro l’Iraq. In questo clima sempre più repressivo e tirannico, lo spirito ribelle di Marji inizia a causarle problemi con le autorità e, per proteggerla, i suoi genitori decidono di mandarla a studiare a Vienna, dove però ella non riuscirà mai ad integrarsi del tutto a causa della superficialità della gente che incontra.



Decide quindi di tornare a Teheran, sperando che con la fine della guerra la situazione sia migliorata, ma si trova invece a dover fare i conti con politiche religiose sempre più rigide. Non riuscendo a sentirsi a suo agio nemmeno fra i suoi concittadini o coetanei, che a differenza sua hanno vissuto guerra, morte e paura in quegli anni, cade in depressione e alla fine decide nuovamente di espatriare, promettendo alla sua amata famiglia che questa volta non tornerà mai più indietro.


Il film finisce così, con una Marji profondamente ferita nello spirito ma comunque decisa a mantenere la propria integrità, proprio come aveva giurato a sua nonna.


E, nonostante non sia mostrato sullo schermo, possiamo dire che è riuscita a tener fede a questa promessa, abbracciando le proprie origini e facendo sentire la propria voce. Come? Traducendo la sua storia in immagini e parole, che sono proprio quelle che danno vita a Persepolis, di cui è disegnatrice, sceneggiatrice e co-regista.


Il risultato è una storia straziante e dolce al tempo stesso che non vuole educare o denunciare (quello può farlo lo spettatore), ma raccontare a trecentosessanta gradi la storia di una ragazza che non può essere semplicemente ridotta ad aggettivi come “donna”, “iraniana”, “immigrata”, come accade a Vienna, ma che è tutto questo e molto di più. In Persepolis, nessun aspetto della sua vita è escluso: Marji è una bambina vivace e con voglia di fare, ma è anche una bambina costretta a crescere troppo in fretta davanti all’orrore della guerra e della dittatura.



È una giovane donna che si innamora, si diverte, piange per amore, si ubriaca e si arrabbia, ma è anche una donna che deve farlo di nascosto, perché verrebbe arrestata se lo facesse alla luce del sole. È un’immigrata, un’emigrata, ma è anche una cittadina che ha sognato un futuro per la propria nazione, di cui sente la mancanza.


Presentato al Festival di Cannes nel 2007, Persepolis ha ricevuto il plauso della critica e vinto il Premio della Giuria, ma ha ricevuto, poco sorprendentemente, la feroce opposizione da parte del governo iraniano, al punto tale che è stato scartato da altri festival dopo le pressioni da parte delle ambasciate iraniane.


Adesso, quasi 17 anni dopo, Persepolis ritorna nelle sale grazie al restauro della Cineteca di Bologna in occasione del “Cinema Ritrovato”. E, questa volta, la voce ribelle di Marjane si aggiunge ad un potente coro di voci femminili, unite in protesta contro le leggi religiose che da decenni opprimono le donne iraniane.


Queste proteste, la cui scintilla è stata la morte di Mahsa Amini, giovane iraniana uccisa dalla polizia religiosa nel 2022 per averviolato l’obbligo di indossare il velo, sono state descritte come le più forti dalle proteste post-elettorali del 2009-2010, e hanno visto migliaia di donne scendere in piazza senza velo, rischiando morte e tortura pur di farsi sentire e vedere, attirando l’occhio dell’opinione pubblica sulle violenze inaudite commesse dalla polizia religiosa. Quindi vi prego, non fatevi sfuggire questa opportunità e correte al cinema.



Lasciatevi trasportare dallo stile dell’animazione che ricorda un teatro delle ombre e che mette in scena i ricordi di una bambina desiderosa di indipendenza. Immergetevi nella storia di Marji, immedesimatevi, piangete e ridete con lei, scoprite il mondo per come lo ha scoperto lei. Ma soprattutto, capitela, perché è l’unico modo per far sì che le voci di queste donne non siano lasciate inascoltate.




@murph.magazine di Martina Marrone

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