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The Dreamers: il ’68 torna al cinema con il film maledetto

È lunedì 8 gennaio 2024, siamo usciti la sera per andare a vedere qualcosa al cinema e lì lo abbiamo trovato, in versione restaurata 4k dopo vent’anni dalla sua prima uscita nel 2003: The Dreamers, il controverso film cult di Bernardo Bertolucci.


Eva Green in questo iconico frame del film


Entriamo in sala, prendiamo posto e improvvisamente non è più gennaio 2024 e noi non siamo più in un cinema da qualche parte in Italia. No, siamo a Parigi nel 1968, l’anno che fu “il ‘romanzo di formazione’ di una generazione e del mondo”, come ha scritto Cristina Piccino. E mentre la classe studentesca si prepara per quello che è passato alla storia come il “maggio francese”, un giovane studente americano di nome Matthew arriva in Francia per imparare il francese e si imbatte, durante una manifestazione alla Cinémathèque Française, nei gemelli Théo e Isabelle.


I due, approfittando dell’assenza dei genitori, invitano Matthew a trasferirsi a casa loro. È in quella casa che i tre ragazzi, insoddisfatti dalla società e desiderosi di indipendenza ma al tempo stesso insicuri davanti alla realtà (dei sognatori, insomma), si ritagliano un loro spazio lontano dal mondo: uno spazio in cui le regole sociali non esistono e loro possono indagare chi sono e cosa vogliono.


Esplorando la loro sessualità, danno inizio ad un ménage à trois che dura finché la realtà non irrompe nella casa, i genitori li scoprono, i moti del ’68 esplodono e loro si trovano costretti ad accettare che prima o poi un sogno finisce e allora bisogna decidere come si vuole crescere.



In quest’ottica, i due gemelli diventano l’emblema di questo conflitto interiore, con Théo che freme per unirsi alla lotta sociopolitica anche solo per sentire di far parte di qualcosa e Isabelle che, pur esplorando la sessualità come forma di indipendenza, finisce per rimanere morbosamente attaccata a ciò che già conosce, troppo spaventata dall’ignoto.


Film controverso, come del resto la maggior parte dei film di Bertolucci, per le scene esplicite. All’epoca della sua uscita nel 2003 fu accolto in maniera divisiva, con chi era pronto a chiamare Bertolucci un visionario provocatore da un lato, esaltandone il virtuosismo cinematografico, e chi invece criticava l’uso eccessivo del nudo e la giovane età dei protagonisti dall’altro.


Ma alla fine proprio queste critiche hanno portato a soffermarsi più sul mezzo comunicativo che sul messaggio comunicato e così, 35 anni dopo la primavera sessantottina, con i giovani di allora diventati ormai adulti, è diventato difficile trovare un’opinione unificatrice. Alcuni addirittura, soprattutto chi il ’68 lo aveva vissuto, accusarono il film di essersi soffermato troppo sul rapporto sentimentale fra i personaggi, trascurando così la narrazione di quello che era stato un momento così complesso e delicato.


Ma The Dreamers, per ammissione stessa di Bertolucci, non era un film sul ’68 e non era un film di politica. Era un film che voleva parlare ai giovani di ideali e di sogni, di come esplorare sé stessi e di come trovare il proprio posto in un mondo ostile, che voleva “dare vita a un contagio e dire ai ragazzi di oggi che, se era giusto ribellarsi allora, lo è anche adesso”. Del resto, era lo stesso ruolo che aveva il cinema per gli stessi Matthew, Théo e Isabelle: quello di creare un qualcosa che potessero imitare nella loro realtà ovattata, in mancanza di altri valori sociali cui riferirsi.


Betolucci sul set.


Coloro che erano studenti nel 1968 avevano gli ideali, avevano il desiderio e la voglia di rendere la realtà migliore, ma ora, dove sono queste persone? Dov’erano quando The Dreamers uscì nelle sale per la prima volta? Che ne è stato di chi sognava e scendeva in piazza per difendere questi sogni?


Bertolucci ha aggiunto che, con il suo film, voleva mostrare a coloro che erano giovani nel 2003 “che c'erano anni, neanche tanto tempo fa, in cui ragazzi come loro andavano a dormire con la consapevolezza che si sarebbero svegliati non l’indomani, ma nel futuro, in un mondo diverso”.


Ma che fine ha fatto quel futuro? Non si trovava di certo nel 2003, che non si è visto rispecchiato e ha preferito puntare un dito scandalizzato contro ciò che veniva mostrato. O che ha preferito considerare questo film una lettera d’amore al cinema di un tempo; vero, ma riduttivo.

E adesso, vent’anni dopo la sua prima uscita, cosa è cambiato?



Da un lato, il baricentro del discorso sul nudo e le scene esplicite si è spostato, con lo sdoganamento quasi ovunque e la presenza di queste ultime nella maggior parte dei contenuti audiovisivi ormai, senza preoccuparsi più di come raggiungano i giovanissimi (e lasciamo il giudizio morale su questo ad un altro momento).


Dall’altro lato, ora siamo davanti ad una generazione nuova, una generazione che si sta mostrando assolutamente in grado di lottare per i propri ideali, scendendo in piazza e affrontando le conseguenze se necessario. E adesso che The Dreamers è tornato nelle sale, sarà forse la volta giusta in cui riuscirà a trovare un pubblico che si rivede, comprende e risponde a quanto sta guardando? Qualcuno che è disposto a legarsi davvero ai cancelli di una cineteca pur di evitare che venga chiusa per un abuso di potere?



Tirando le somme, The Dreamers è un film in una posizione assolutamente paradossale, che parla ai giovani di oggi del passato, per far loro immaginare il futuro. Ma il tempo passa, i giovani diventano adulti e nel momento in cui “ricordare la gioventù” si trasforma in “ricordare il passato”, non si può tornare più indietro.



@murph.magazine di Martina Marrone


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