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Un film può cambiare il mondo?

Il cinema, come forse ogni arte, inizia dalle semplici cose. Nasce dalla realtà ripresa nella sua più assoluta purezza: le “views” dei Lumiere, i primi trucchi di Melies; Essi non sono altro che i primi passi di un bambino che stava ancora acquisendo le giuste conoscenze per diventare adulto, prima gattonando affianco al teatro e ai trucchi, poi riuscendo a camminare da solo, come entità capace di “dire cose”.


Una scena da "Nuovo Cinema Paradiso"


Con questa voce, il Cinema ha iniziato a rivelare la sua “morale” sul mondo, la quale, sempre come ogni arte, nasce spesso dalla società stessa in cui si sviluppa. Ecco che nell’era giolittiana rinasce il mito di Roma, nel fascismo la grandezza dell’eroe, nell’America del boom tutti i pregi del capitalismo. Il cinema sembra aver detto tanto, ma frequentemente allineandosi alla tendenza del potere. Un cinema che plasma, sì, ma che viene anche plasmato. In questo gioco di scambio reciproco, dove la linea tra influente e influenzato si assottiglia, non sembra che il cinema abbia cambiato qualcosa in senso radicale, estremo, essenziale alla società di oggi. Sembra, piuttosto, che sia stato cambiato dagli altri in base al proprio piacere. Ma è davvero così? Non sono esistiti dei film spartiacque, rivoluzionari a tal punto da decretare un prima ed un dopo nell’intera società? Dei film che hanno segnato il mondo, non soltanto riproponendone i soliti stereotipi?


Harold Lloyd in "Safety Last!", commedia del cinema muto del 1923


Insomma, sono esistiti dei film che hanno cambiato il mondo? A primo impatto, la nostra mente risponde con un secco “ovvio”, ma prima facciamo un passo indietro. Per definire una pellicola rivoluzionaria, questa deve, per forza di cose, andare contro la norma, che sia un determinato comportamento, una morale o un’istituzione. Ancora, per avere effetto, per essere considerata effettivamente “spartiacque”, questa opera deve aver avuto un impatto al di fuori del settore cinematografico. Deve aver cambiato il mondo.


Ora, ne possiamo tirare fuori moltissimi in modo istintivo; Jurassic Park, Guerre Stellari, i cinecomic; sono pietre miliari del cinema ma anche dell’infanzia di molti. Sono film che tutti conoscono, anche senza averli mai visti. Sono, in modo sicuro, rivoluzionari. Ecco, qua risiede il problema. Il fatto che un film sia importante per molti, per alcuni addirittura cruciale, non è abbastanza. Se può diventare “spartiacque” per un gruppo di persone, può non diventarlo per tutti gli altri. Come già detto, un film cambia la società quando si riconosce un prima e dopo, una specie di “caduta del muro di Berlino”. Un fatto che tutti riconoscono come punto di fine e di partenza. Un fatto che va oltre la sala. Allora, i grandi fenomeni “mediatici” risultano essere importanti nel mondo dei fan, ma non nella società intera.


Laura Dern in una scena di Jurassic Park


Analizziamo allora un'altra tipologia di film: quello propagandistico. Quale esempio migliore di un cinema capace di “cambiare” se non il cinema “creato” ad hoc per questo compito? Il cinema delle dittature (ma non solo di queste) ha avuto il suo ruolo fondamentale nella formazione e nella visione di molti popoli. C’è un grosso Ma: questi filoni non sono singoli film. Non sono nemmeno una singola arte, anzi. Nell’opera propagandistica entrano in gioco tutti i mezzi artistici per raggiungere il fine voluto. Il cinema diventa uno tra i tanti, per di più componendosi di pellicole che non sono rivoluzionarie, ma tutt’altro. Seguono la politica e l’andamento della società, alimentandola.Eppure, non è ancora giunta l’ora di arrenderci.


Siamo convinti che sia esistito almeno un film cruciale. Ne siamo certi. Informandoci tra i meandri di Google, ecco che conosciamo Super Size Me, documentario diretto ed interpretato da Morgan Spurlock, dove il regista si sottopone ad una dieta di 30 giorni costituita solamente da prodotti delle catene Mc donald’s. Gli effetti? Prende 8 kg, ha diversi problemi al cuore ed al fegato, per non parlare di cambi d’umore improvvisi.


Morgan Spurlock in Super Size Me


Ora, ma cosa c’entra? Beh, “c’entra”, perché in seguito alla distribuzione, la catena fu costretta a ritirare l’offerta “super Size”, ormai troppo infangata dal titolo del film, iniziando ad inserire anche alternative “sane” nei propri menù. Si tratta di un raggio d’azione più o meno ancora limitato. Non ha cambiato il mondo, ma una sua piccola parte sì, seppur trattandosi di “documentari” e non cinema di finzione. Adesso, però, siamo arrivati ad un vicolo cieco. Non vediamo scampo: I film, a questo punto, sembrano meno efficaci della concezione poetica del cinema come rivoluzione totale. Hanno effetto, sì, ma non su una scala “mondiale”.


Ha senso il cinema? Hanno senso le arti, a questo punto? È qua, allora, che dobbiamo aggiustare un po' il tiro.Se mancano esempi veramente impattanti, brulicano invece i film che, ne loro senso plurale, hanno costituito dei grandi cambiamenti per l’intera società. Una pellicola può non arrivare a tutti. Due possono arrivare a molte più persone. Tre possono già cambiare qualcosa.


Un grande esempio (“di casa”) è sicuramente il film politico degli anni ’60, genere che ha portato per la prima volta sul grande schermo la critica diretta allo stato, spesso in combutta con le mafie o modi che si possono definire tali, alimentando quindi la tensione tra i movimenti popolari e il decadente governo centrale. Ancora in Italia, i film di Fellini hanno contribuito ad espatriare il mito dell’Italia come Paese magico, attraendo così turisti, commercio e tutto ciò che ne consegue.


Federico Fellini


Coppola ne ha forse agganciato invece il mito del mafioso, con, anche qua, conseguenze sociali. Molti altri sarebbero da citare, ma ciò che importa è capire che se un film non può cambiare l’intero pianeta, una serie di questi può invece farlo, così come un cinema che chiude non determina il fallimento dell’industria, mentre migliaia di queste possono cambiare il resoconto del danno.


E così, questo Cinema che si fa morale, che spesso diventa puro commercio o pura arte, sembra avere un suo ruolo, un suo posto nel mondo. Ecco che da piccolo infante che guardava dal basso verso le altre Arti, è diventato parte di esse. Un adulto che ancora “dice cose”, ma non a vuoto: ci sono sempre delle orecchie pronte ad ascoltare.



@riproduzioneriservata di Andrea Leandri



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