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L'uso del nudo nel cinema, lo si accetta o lo si odia?

Il mondo del cinema, si sa, è sempre pieno di nuove controversie. Fra tante che nascono per poi cadere nel dimenticatoio dopo poche settimane, ce ne sono alcune che, non importa quanto tempo passi, rimarranno sempre un argomento scottante.



Ma ce n’è uno in particolar modo che è capace di generare i più accesi dibattiti in qualunque contesto: parliamo dell’utilizzo delle scene di nudo nei film. Si tratta di una scelta stilistica coerente? Di un abuso di potere da parte dei registi? Di perversione? O piuttosto della rappresentazione realistica del quotidiano?


Purtroppo nessuno può dare una risposta che sia valida per ogni pellicola e capace di soddisfare i gusti di ogni persona, ma quello che è certo è che l’opinione pubblica si divide sempre di più per ogni nuovo film che esce. Ultimo fra questi, indubbiamente, il Povere creature! di Yorgos Lanthimos, che durante questa stagione di premi ha raccolto in egual modo riconoscimenti per la maestria e battute di cattivo gusto per le numerose scene di sesso e di nudo.


Non ultima, quella di Jimmy Kimmel agli Oscar, sul fatto che ci fossero, nel film, ben poche scene adatte a poter essere mostrate in televisione. La battuta è stata accolta con fastidio persino dalla protagonista Emma Stone, ma in realtà si tratta soltanto della ciliegina su una grande torta di controversie, sia social che legali, che il film ha dovuto affrontare proprio per via della centralità nella trama delle scene esplicite.



Addirittura, Lanthimos ha dovuto realizzare una versione censurata del film per far sì che potesse essere distribuito nel Regno Unito e comunque è stato classificato come vietato ai minori di diciotto anni. Già dai tempi di Venezia, Lanthimos aveva difeso la sua scelta e giustificato le scene di nudo di Emma Stone, nei panni di Bella Baxter, dichiarando che sarebbe stato un paradosso rappresentare in maniera pudica un personaggio senza vergogna.


Dal suo punto di vista, dunque, si tratta di un vero e proprio punto cardine nella narrazione, che del resto racconta di una giovane che esplora la sua identità, sessualità inclusa. Ma sono tanti quelli che non hanno apprezzato e hanno ampiamente manifestato il loro disagio, soprattutto sui social.


E se torniamo indietro anche soltanto di qualche mese, “polemiche” simili c’erano state anche dopo l’uscita di Oppenheimer, con molti che si chiedevano quanto necessario fosse il nudo di Florence Pugh, visto anche l’argomento e il genere del film.



Tornando ancora indietro, sono tantissimi i casi simili. E per tutti il discorso è sempre più o meno uguale, con le stesse opinioni ripetute in lungo e in largo sia da una parte che dall’altra. Alcuni arrivano addirittura a farne una questione di “cultura”: quando un paio di anni fa andò virale su alcuni social la scena iniziale di Nocturnal Animals, perché definita “troppo scioccante” da parte di molti utenti statunitensi, questi furono giudicati troppo pudici, o addirittura spaventati dal corpo umano.


Per contro il pubblico europeo, rimasto indifferente alla scena, fu considerato fin troppo audace. Ma la di là di “torto” e “ragione”, il problema è che il mantenere in modo dogmatico le stesse posizioni per ogni film finisce per anestetizzare lo spirito critico, cosicché alla fine queste diventano dei pregiudizi, in un senso o nell’altro.


Si smette di considerare le scene in relazione allo specifico contesto e si finisce per cadere in quella stessa svalutazione del corpo umano che si stava cercando di criticare o di prevenire. Insomma, generalizzare non fa mai bene: come possiamo mettere sullo stesso piano registi come Nolan e Lanthimos, che sono lontanissimi fra loro su qualsiasi altro aspetto tematico?



Per Lanthimos, infatti, la sessualità e il nudo sono temi ricorrenti come mezzo di esplorazione della psiche dei personaggi, sfidando tabù e assumendo una prospettiva quasi animalesca. Per Nolan, invece, quella in Oppenheimer è stata la prima scena di questo genere in dodici film e lo stesso regista ha dichiarato di essersi sentito a disagio, ma di averla voluta per dare profondità ai personaggi su un piano personale oltre che su quello politico.


Questo per dire che se parliamo di Nolan, il nudo assume un significato diverso rispetto a quello che avrebbe potuto avere con un regista come Bertolucci, ad esempio. Un regista per cui scelte narrative, stilistiche e estetiche si fondono e si confondono, per lasciare effettivamente spazio a domande sul se vi sia o meno la necessità di vedere nudi così frequentemente, a prescindere da quale sia la trama e spesso senza nessuna ragione apparente.


Tuttavia, bisogna ammettere che negli ultimi tempi il nudo sullo schermo è effettivamente diventato molto più frequente, incentivato e “normalizzato” anche dalla maggioranza delle nuove serie tv, al punto che sembra quasi essere un requisito fondamentale per avere successo.



Questo ha assottigliato sempre di più il confine che esiste fra un corpo nudo come mezzo artistico, proprio di un cinema più autoriale, e un corpo nudo come tappabuchi in una trama scadente, che mira soltanto ad attirare l’attenzione del pubblico in un’epoca in cui “successo” è far parlare di sé.


In questi casi, è palese come “realismo” diventi un sinonimo di “sessualizzazione” ed è difficile biasimare chi storce il naso sentendosi anche un po’ preso in giro. Certo, nessuno vuole invocare la censura, ma perfino Pasolini, con tutto il suo scandalo, aborrirebbe questa mercificazione.


In ogni caso, questo dibattito rimarrà eternamente aperto e, purtroppo per alcuni, il nudo continuerà ad esistere nel mondo del cinema.



La stessa storia dell’arte ci mostra come il corpo umano è uno dei soggetti preferiti da sempre, vuoi per la bellezza estetica o per la potenza emotiva. E dopotutto, fermo restando che ognuno ha i propri gusti e la propria sensibilità e che si deve poter essere liberi di scegliere cosa si preferisce guardare, è giusto ricordare che sullo schermo non ci si può dilungare troppo e, molto spesso, attraverso l’intimità e la nudità si possono raccontare i personaggi in modo profondo, mostrandone debolezze, forze e vulnerabilità.


Sta a noi poi capire cosa vogliamo considerare arte e imparare a leggere i messaggi che si nascondono sotto la pelle.


murph.magazine di Martina Marrone

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